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Il brand dei cristalli dell’auto

L’evoluzione del digitale permette ai business della “old economy” di innovarsi e di rendersi competitivo sia nei costi sia nei tempi di esecuzione e realizzazione del servizio. Un esempio l’abbiamo potuto constatare nel servizio di sostituzione dei cristalli per auto, attività all’apparenza semplice che, spesso e volentieri, si dimostra complessa.

Perché nasce il brand dei cristalli d’auto?

Si vuole dare una risposta rapida ed efficace a tutti coloro che vogliono una risposta “a portata di mano”, non possono certamente più permettersi di “subire” le lungaggini e le complicazioni della filiera, da produttore all’utilizzatore. Ecco perché registrare un marchio diventa un elemento di distinzione e di diversificazione in un mercato ancora incapace di evolversi. Il brand vuole veicolare il cambiamento e l’evoluzione in questo business, contraddistinguendo coloro che offrono un servizio nuovo, rispetto a coloro che sono ancora ancorati al passato.

Quale brand per i cristalli dell’auto?

La scelta del marchio registrato dovrà ricadere sugli elementi che denotato il “cambio di passo”, ossia la rapidità della risposta del fornitore, ad esempio servizio in 24h, la modalità di esecuzione del servizio, esempio una piattaforma online dal quale poter gestire l’intro ordine, senza “perdersi nei meandri” dei subfornitori della filiera ecc. Non possiamo dimenticare che il servizio deve essere anche competitivo in termini di costi da dover affrontare, rispetto al servizio già fornito dagli operatori tradizionali, dove il ricarico economico risulta un elemento imprescindibile.  Tutti queste caratteristiche dovranno fondersi ed essere esaltate nel brand prescelto, per veicolare facilmente il messaggio agli utenti interessati.

Il know-how del mercato gioca ancora un ruolo rilevante?

Non possiamo certo negare che la profonda conoscenza del segmento di mercato giochi sempre un ruolo decisivo, infatti, la registrazione marchio non può certamente prescindere dal know-how acquisito e relativo allo specifico segmento di mercato dei cristalli d’auto, per la serie se non si conoscono nei dettagli le distorsioni del sistema, certamente non li si potranno risolvere approntando uno strumento duttile ed innovativo alla portata di tutti. Di conseguenza, solo chi conosce i limiti ed il malfunzionamento della filiera potrà fornire un servizio competitivo, completo e realmente performante per i consumatori. Rivolgersi a questi soggetti è il vero valore aggiunto del servizio di sostituzione dei cristalli per auto.

Per ultimo, ma non certamente l’ultimo

Non possiamo certamente prescindere dal lato economico del servizio e, quindi, da quanto costa registrare un marchio. In buona sostanza, l’investimento nella registrazione del brand  corre di pari passo con il costo dell’intero servizio che viene offerto ai consumatori, visto che l’uno si lega imprescindibilmente all’altro. La semplificazione della filiera deve comportare anche il relativo abbattimento dei costi per l’utente, il famoso ricarico nel passaggio tra fornitori e subfornitori. Solo in questa maniera si potrà avere un vero valore aggiunto per il servizio di sostituzione dei vetri per auto e l’innovazione digitale potrà convincere anche i più restii dell’avvenuto salto innovativo. Il nostro Studio specializzato è disponibile a far conoscere nei dettagli questo servizio, offerto da uno dei propri clienti sul mercato italiano e quello comunitario.

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I brand dei superalcolici

Come ogni anno, viene stilata la classifica dei superalcolici, a cura di una nota rivista inglese “Drinks Business” che raccoglie le migliori performance in termini di redditività, lusso, popolarità. Nella classifica mondiale, troviamo il marchio registrato della vodka Smirnoff, quello dello scotch Johnnie Walker ed il rum Bacardi, oltre ad aziende italiane come la Martini.

Il trend mondiale vede una rilevante crescita dei Paesi del Sol levante, dove il consumo dei super-alcolici risulta in netta crescita, legato com’è al crescente sviluppo economico di Paesi quali la Cina, il Giappone ecc., mentre il mercato statunitense resta invariato, si registra un lieve calo per i mercati europei. Al momento, tutte le grandi aziende dei super-alcolici hanno accettato la sfida dell’apertura dei nuovi mercati orientali, dalle potenzialità esplosive e durevoli nel tempo, ecco perché nascono sempre nuove campagne di marketing dirette a questo target di clientela.

La nuova sfida dei brand dei superalcolici si gioca anche sui social media, dove la registrazione di un marchio brilla su Facebok, Twitter ecc. Alcuni brand hanno puntato principalmente sull’engagement, interagendo costantemente con il proprio target di clientela, lanciando qui le proprie campagne pubblicitarie, video dei propri prodotti, attraverso i nuovi canali di comunicazione oramai più in voga tra i utenti social. Altri brand dei Liquors & Spirits, come viene internazionalmente chiamato tale segmento di mercato, hanno acquisito nuovi followers, fan comunicando direttamente con i propri clienti e condividendo ogni contenuto che possa definirsi cool. E’ nata, quindi, una nuova forma di comunicazione, oltre che di condivisione dei contenuti, sempre aggiornata e lontana oramai anni luce dal vecchio modo di interfacciarsi con la propria clientela.

Ogni brand ha letteralmente costruito dei blog, delle pagine dedicate a propri utenti, dove ognuno di essi può conoscere come è nato il proprio liquore, l’evoluzione nel corso degli anni, quanto costa registrare un marchio e come è stato possibile affermarsi e consolidarsi via via sui mercati di tutto il mondo. Le maggiori interazioni su base mensile le registra la pagina Facebook dell’Amaro  Montenegro, mentre i contenuti più divertenti ed emozionanti sono riconducibili a quelli presenti sulla pagina Twitter del whiskey Jack Daniel’s.

Altro fenomeno in forte crescita, sebbene risulti ancora difficile riuscire ad inquadrarlo nella sua interezza, è quello dei liquori artigianali, oramai presenti in tutte le principali fiere di settore, desiderosi di accaparrarsi la propria fetta di mercato e di clientela sulla base di erbe pregiate, coltivate in serra, dai quantitativi limitati e, quindi da ritenersi esclusive per i potenziali consumatori. Il marchio registrato di questa nicchia dei Liquors & Spirits punta sull’unicità e pregio della materia prima, volendo creare un vero e proprio status symbol tra i propri clienti affezionati. Nuove distillerie di gin, rhum  e vodka sono diffusi dai paesi del Sole Levante ai tradizionali Paesi europei e nord americani, convinti che i nuovi consumatori siano disposti a pagare di più per accaparrarsi queste e vere e proprie limited edition, prodotti biologici composte da spezie ed ingredienti ricercati, da collezionare e da condividere in club o location esclusive.

La novità di questi brand artigianali e sui quali stanno puntando in questi anni è il cosiddetto bar-distilleria itinerante, dove poter interagire in prima persona con il proprio target di clientela, far conoscere, degustare e preparare i propri drinks nel corso di apposite serate a tema, dove l’effetto condivisione ottiene sempre un indiscusso successo. In queste occasioni, si può apprezzare dal vivo la registrazione di un marchio, infatti, spettacoli musicali, noti testimonial accompagnano l’happening, da condividere poi sui canali social.

Il nuovo fenomeno itinerante e social non ha lasciato indifferenti i grandi marchi internazionali dei superalcolici che non vogliono certamente stare a guardare mentre piccole distillerie si ritagliano fette di mercato, sviano parte della loro clientela. Di conseguenza, per i grandi gruppi commerciali e mondiali è venuto il momento di puntare su nuovi brand, conoscere, quindi, quanto costa registrare un marchio, per creare delle nuove etichette di nicchia, aprire delle nuove distillerie nei piccoli centri, dove poter approvvigionarsi direttamente delle pregiate erbe locali che, indubbiamente, hanno un maggior appeal agli occhi e alle papille gustative dei consumatori locali. Qualora tale strategia non dovesse sortire gli effetti sperati, si presume che tali aziende mondisti abbiano già pronto il “piano di riserva”, aggressivo ma certamente efficace. Si tratta di “mettere gli occhi” su quelle distillerie locali che godono di maggior valor aggiunto e potenzialità per il consumo dei superalcolici nelle comunità locali, decidere poi di avanzare un’offerta di acquisizione societaria per poterla, infine, inglobare all’interno del proprio canale distributivo e vendita diretta dei Liquors & Spirits.

La-procedura-per-registare-un-marchio

La licenza del marchio registrato

Non tutti sanno che il marchio può essere anche economicamente sfruttato cedendolo a terzi soggetti, che vorranno associarlo al proprio business visto che, magari, non possiedono un proprio marchio unanimemente riconosciuto nel proprio segmento di mercato. Ecco perché il marchio registrato potrà essere oggetto di un apposto contratto di licenza, da redigersi in maniera accurata e dettagliata.

Quali cause deve contenere un contratto di licenza?
  • le parti in causa;
  • le premesse e l’oggetto del contratto;
  • il territorio di riferimento;
  • il corrispettivo da versare o anche chiamato royalty;
  • gli obblighi delle parti in causa;
  • la durata del contratto;
  • le cause di risoluzione;
  • eventuale penale;
  • la legittimazione attiva nelle iniziative di contrasto alla contraffazione;
  • legge applicabile, spese e risoluzione delle controversie (arbitro, foro competente).

Ovviamente, ogni singolo e specifico contratto di licenza che riguardi la registrazione marchio andrà personalizzato ad hoc da un professionista specializzato, risulta impensabile pensare di poterlo scaricare da Google, come alcuni nostri clienti ci confidano, dopo averci contattato. Il rischio è quello di “non coprire” gli ambiti d’effettivo interesse, restare, quindi, c’è il rischio di restare “scoperti”, per possibili situazioni impreviste o imprevedibili che dovessero presentarsi, sull’assunto che avendo già sottoscritto un apposito contratto possiamo ritenersi tranquilli e sereni.

Come bisogna muoversi?

Anche in tale ipotesi, il suggerimento è quello di non limitarsi a decidere solamente in base alla consueta e classica domanda quanto costa registrare un marchio e, quindi, avendo già investito in precedenza per il marchio, perché dovrei investire ora anche per un contratto di licenza? Ebbene, il marchio non è una spilla che si aggancia al bavero di una camicia, per la serie resta ferma lì e non si muove finchè noi non decidiamo di sganciarla, ma si tratta di un bene immateriale che circola e, quindi, necessita di essere salvaguardato al meglio.

Evitare, quindi, senza ombra di dubbio il Fai-da-te su Internet, il rischio di restare intrappolati in clausole e vincoli giuridici che potrebbero penalizzarci irrimediabilmente per il nostro business per un lungo periodo.

Evitare di rivolgersi a dei professionisti non specializzati, che non trattino la materia, il rischio, infatti, sarebbe quello di ottenere una copertura completa dei propri diritti d’esclusiva.

Conviene dare in licenza il proprio marchio?

Le tasse da versare al Fisco sono contenute, oltre al fatto che si ci potrebbe ricavare una rendita costante nel corso degli anni. Già questi vantaggi potrebbero risultare sufficiente a rispondere al quesito posto.  Ovviamente, il marchio registrato non è il solo presupposto concreto per valutare l’opportunità di concedere o meno la licenza  sul proprio marchio.  Indubbiamente, il marchio dovrebbe aver già acquisito una certa nomea, un certo riconoscimento sul proprio segmento d mercato, per la serie dovrebbe risultare attraente ed appetibile per i terzi soggetti valutare di associare la propria produzione al brand di qualcun altro.  Di conseguenza, qualora non si benefici ancora di tale riconoscimento ed accreditamento nei confronti dei terzi, suggeriamo di aspettare prima di valutare quest’opportunità commerciale della quale potremmo beneficiare in seguito.

In un prossimo articolo, approfondiremo anche le questioni fiscali riconducibili alla licenza, per consentire a tutti coloro che volessero beneficiare di questo strumento legale, di poter disporre di un quadro completo di analisi e valutazione.

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Il brand di una cooperativa sociale

Il nostro Studio specializzato si è recentemente occupato di un progetto di tutela di un brand per una cooperativa sociale, fortemente impegnata nel sociale, fornendo numerosi servizi sociali a dei soggetti svantaggiati, aiutandoli nel recupero psicologico e medico-sanitario. In particolare, si è trattato di ottenere un marchio registrato a livello comunitario per dei prodotti alimentari di natura biologici, prodotti e lavorati dai suddetti soggetti.

Com’è nato il progetto?

Inizialmente la cooperativa sociale forniva diverse tipologie di servizi specialistici per il recupero dei suddetti soggetti svantaggiati. Si è pensato che la sola attività lavorativa quotidiana, spesso e volentieri, potesse risultare fine a se stessa, quindi, un incentivo concreto, oltre che progettuale, avrebbe potuto destare inizialmente della curiosità e, poi, magari, l’interesse e la passione dei soggetti coinvolti. Di conseguenza, si è cominciato a pensare a quanto costa registrare un marchio, al fine di mettere a budget fin da subito questo possibile esborso economico.

Cosa poteva “tirar fuori” il progetto da ciascuna persona coinvolta?

Beh, indubbiamente indicare un risultato fin dall’inizio ed il lavoro di squadra sono sembrate subito delle “leve emotive” non indifferenti per ciascuno dei soggetti coinvolti. Inoltre, il fatto stesso che il lavoro di ciascuno venisse convogliato all’interno di un progetto concreto e ben preciso, ha fatto si che le “resistenze psicologiche” venissero vinte piuttosto agevolmente. Indubbiamente, la struttura cooperativa ed i contati di cui già godeva, italiani ed esteri, hanno fatto il resto, per la serie la strada risultava molto ben tracciata fin dall’inizio. Di conseguenza, registrare un marchio è risultata un’attività in discesa, sia per la chiarezza del progetto, sia per l’utilizzo concreto che il brand avrebbe avuto nei diversi e singoli paesi europei.

Quali sono stati i risultati raggiunti dalla Cooperativa?

Innanzitutto, ci si è dedicati alacremente all’agricoltura biologica, dalla quale sono stati raccolti e prodotti numerosi frutti della terra, dagli ortaggi alla frutta, rigorosamente bio, che sono stati poi conservati e che sono già diffusi e commercializzati in diversi Paesi dell’Unione Europea. Ecco perché registrare un marchio comunitario si è rivelato strategico, per evitare di “rimanere scoperti” nei possibili singoli Paesi dove la commercializzazione e la distribuzione dei prodotti bio avrebbe potuto prendere piede. Infatti, “rincorrere la protezione” del brand non è mai stata una strategia vincente per tutelarsi al meglio, ecco perché adottare lo strumento legale comunitario consente di rispondere a questa specifica esigenza.

Ed i vantaggi per gli ospiti della cooperativa?

Il vedere che i propri prodotti, ossia il frutto del proprio lavoro che si è tramutato in dei prodotti bio, poi messi sul mercato ed acquistati dai consumatori, è certamente la migliore gratificazione personale e professionale che ci si possa aspettare! Il progetto personale e collettivo ha già raggiunto il miglior risultato possibile. Sapere poi che i propri prodotti hanno ottenuto anche un marchio registrato, è un ulteriore riconoscimento del quale fregiarsi nel corso degli anni avvenire.

Riteniamo che gli ospiti della cooperativa possano ritenersi integralmente soddisfatti, tale riconoscimento fornirà loro certamente dei nuovi stimoli per affrontare con energia e spirito di sacrificio i prossimi progetti e sfide personali e professionali.

Ringraziamenti

Il nostro Studio è stato certamente onorato di aver potuto partecipare al progetto ideato e realizzato dalla Cooperativa sociale che abbiamo avuto modo di assistere, fornendo il proprio piccolo contributo professionale alla riuscita della protezione del brand. Ovviamente, restiamo a disposizione per fornire tutti i riferimenti utili dei prodotti bio della Cooperativa Sociale, nell’ipotesi in cui chiunque desideri acquistarli o, quantomeno, voglia prenderli in considerazione.

marchio registrato

I marchi registrati possono essere usati come parole chiavi?

Fenomeno che si è diffuso nel corso degli anni è quello di utilizzare i marchi notori altrui come fossero delle vere e proprie parole chiavi, in inglese keywords, nel tentativo di far indicizzare le proprie pagine web, scalando così le posizioni su Google. Chiaramente, c’è una sorta di ambiguità di fondo, anche nell’ipotesi in cui la registrazione di un marchio venga, magari, promossa in veste di distributore ufficiale di un noto brand del lusso ecc. In questo modo, risulterà difficile per un qualunque internauta comprendere se ci si trovi di fonte ad uno store ufficiale del brand di proprio gradimento, oppure se si tratta solo di un comparatore di marchi, oppure se si tratta di un uso semplicemente descrittivo di un marchio che, oramai, ha acquisito talmente forza nel linguaggio corrente, da essere considerato, a tutti gli effetti, un sinonimo del prodotto stesso, si potrebbe menzionare, a al proposito i Lewis per indicare comunemente i jeans.

  Tutto ciò può considerarsi lecito?

Certamente no, come recita il Codice della proprietà industriale (D. lgs. 30/2005), art. 20 ed art. 21, visto l’evidente rischio di confusione per il marchio registrato che si può ingenerare tra il pubblico di riferimento o interessato a quei prodotti. Infatti, tranne i casi in cui siano stati previamente stipulati degli appositi accordi / contratti che abbiano autorizzato l’uso del marchio con finalità descrittive. Note sentenze della Corte di Giustizia UE, famoso il caso Interflora v. Marks& Spencer (C-323/09), hanno ribadito che, qualora una delle funzioni del marchio venga violata, si può prospettare un’ipotesi di illecito, ad esempio la confusione ingenerata per l’indicazione di provenienza imprenditoriale di uno specifico prodotto.

  Come si considera l’so del marchio nelle campagne di Google adwords?

I nostri Giudici, Trib. di Milano, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sent. n. 3280 del 2009 hanno statuito che si prospetta una fattispecie di agganciamento parassitario, indebito accaparramento di clientela, nell’ipotesi in cui la campagna adwords beneficiava ambiguamente del riconoscimento di noti brand aziendali, conosciuti al largo pubblico. Elementi confusori aggiuntivi potevano essere rintracciati anche nel quanto costa registrare un marchio, ossia nell’inserimento di costi e di prezzi che potevano associare i prodotti/servizi reclamizzati grazie alla campagna di adwords condotta dai vari inserzionisti usando il nome dei noti brand del lusso.

  Cosa fare qualora si voglia intraprendere una campagna di Google Adwords?

Il nostro Studio specializzato sconsiglia vivamente di avventurarsi per dei terreni che si potrebbero rivelare inesplorato, senza aver previamente valutato tutte le possibili conseguenze giuridiche, soprattutto in presenza di un marchio registrato notorio. La materia, infatti, risulta alquanto complessa ed in continua evoluzione, per le continue sentenze giurisprudenziali emesse dai tribunali competenti. Il rischio concreto, e non puramente teorico è quello di vedersi citati per il risarcimento dei danni arrecati a società famose, corazzate con schiere di professionisti che potrebbero coinvolgerci, nostro malgrado, un lunghe ed estenuanti vertenze legali dall’esito nefasto. Ci sono delle specializzate società di vigilanza che, munito di software evoluti, sono in grado di scovare il benché minimo rischio di confusione/associazione per il brand dei loro Clienti, dei veri e propri servizi di intelligence informatici, estremamente evoluti, in grado di monitorare costantemente il web. In buona sostanza, non può risultare una causa esimente l’aver poi rimosso l’utilizzo della keyword dalla propria campagna adwords. Infatti, l’illecito si ritiene già perfezionato e consumato anche nell’ipotesi in cui dovessimo trovarci di fronte ad una sola singola violazione, così come prevede la normativa. A scanso di equivoci, suggeriamo sempre di assumere previamente tutte le informazioni utili, confrontando i vari pareri dei professionisti specializzati.

Logo Registrato

Essenza e sfumature del procedimento di registrazione del marchio

Le case d’affari sono le più appassionate nella costruzione del brand, perché senza un brand sarebbe assolutamente impossibile operare in un mercato altamente saturo, un marchio può darvi il tanto agognato chilometraggio.

L’importanza del marchio:

Possedere un marchio significa ottenere la giusta esposizione e godere di uno posto esclusivo nella mente dei vostri clienti. Vi aiuterà anche ad espandere il vostro business al di là della vostra area geografica. Vi consentirà di partecipare a varie fiere e a vari eventi internazionali. In poche parole, costituirà la vostra identità ed il vostro bene immateriale più prezioso.

Tuttavia, si dovrebbe cercare un marchio autentico che significa che si deve procedere verso il marchio registrato. Il procedimento di registrazione può essere molto diverso e, quindi, non sempre standardizzato. Vediamo di scoprire come si dovrebbe procedere con il logo e con la registrazione del marchio.

Comprendere le sfumature del procedimento di registrazione del marchio:

Creare il nome del brand, un marchio ed un logo: la prima cosa da fare è inventare letteralmente un marchio ed un logo. Si tratta di un processo creativo ed, al tempo stesso, analitico, ciò comporta molte riflessioni. Per esempio, il marchio deve parlare del vostro concept di brand. Inoltre, deve essere perfettamente conforme alle norme ed ai regolamenti di un determinato Paese.

Per esempio, nella Federazione Russa i marchi dovrebbero possedere determinati simboli, forme ed elementi. In realtà, ciò viene prefissato ed è per questo che risulta necessario conoscere le norme ed i regolamenti del proprio Paese o regione.

Inoltre, dovete creare un brand ed un nome che dovrebbe essere facile da ricordare per i vostri clienti. E’ importante incaricare un’azienda di branding professionale per fare il lavoro per vostro conto. È necessario dare loro un po’ di tempo per far trovare loro delle nuove idee.

Trovare il giusto sistema per la registrazione:

Prima di scoprire quanto costa registrare un marchio, dovreste conoscere il sistema, perché il brand viene governato dal sistema.

Se si procede negli Stati Uniti, allora si scopre che è possibile registrare logo anche in un locale ufficio di registrazione, per poter operare sul mercato statunitense. Infatti, il sistema di Madrid è il miglior sistema che si può scegliere. Il sistema di Madrid dovrebbe essere la scelta ideale anche se ti trovi in Federazione Russa.

È necessario comprendere che le tempistiche variano da Paese a Paese. Per esempio, se si procede con il marchio registrato in Russia, allora potrebbe essere necessario attendere più di un anno prima di ottenerne la conferma ufficiale. Ciò significa che è necessario conoscere cosa ci si dovrebbe aspettare.

La seconda cosa è che dovrete comprendere l’importanza del procedimento documentale.

Tu, come un novizio, potresti non sapere cosa dover fare, ed proprio in questo momento che è possibile assumere un avvocato, oppure un consulente legale che possa offrirti il relativo servizio specialistico. Loro saprebbero cosa fare in questi casi e quali sono i documenti da dover presentare.

Inoltre, è necessario comportarsi come un paziente anche nella fase di registrazione ed in questo momento che lo studio legale vi aiuterà a trovare l’importo giusto che sia compatibile con il vostro budget di spesa. Ecco un elenco esaustivo di alcuni aspetti che sarebbe necessario conoscere una volta che si abbia deciso di procedere con la registrazione logo.

– Assicuratevi che il vostro logo sia conforme alle leggi ed ai regolamenti nazionali;

– Assicuratevi di eseguire una ricerca nei database, per verificare la disponibilità del vostro marchio e del vostro logo per la registrazione;

– Scoprite tutti i documenti ed il corrispettivo che viene richiesto;

– Assicuratevi di trovare i migliori avvocati per farvi assistere nel procedimento. Infatti, è consigliabile trovare dei fornitori di servizi specializzati durante il procedimento di registrazione, costoro operano sul mercato globale e si possono trovare consultando i vari website online.

Prepararsi allo scenario peggiore

Per esempio, se avete registrato il vostro marchio in Federazione russa ed avete esportato delle merci in altri Paesi con il vostro marchio, potreste poi scoprire che in quel Paese opera un’altra azienda che usa lo stesso identico marchio e che opera anche nello stesso segmento di business, a questo punto è prevedibile che potreste ritrovarvi a finanziare la contesa del brand.

Quindi, assicuratevi che se vi doveste ritrovare in quella situazione, allora dovreste assumere uno studio legale che si occupi di questa vertenza. Infatti, dovreste scoprire quanto costa registrare un marchio internazionale per il commercio transfrontaliero, se volete evitare di ritrovarvi in sgradevoli situazioni. Quindi, assicuratevi di comprendere a pieno il procedimento per trovare il miglior approccio possibile.

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