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Camera di Commercio vs. Studio legale specializzato

Una delle questioni che vengono maggiormente sollevate dagli utenti ecc. è quella se procedere alla registrazione marchio con la Camera di Commercio, oppure con uno Studio legale specializzato, cerchiamo di sgombrare il campo dai possibili equivoci e fraintendimenti.

Cosa fanno le Camere di Commercio?

Quest’ultime sono degli intermediari legittimati dal Ministero dello Sviluppo Economico, autorizzati a ricevere la documentazione per il deposito, vale a dire il primo step procedurale per registrare un marchio. Al tempo stesso, le camere di Commercio, sparse sul territorio nazionale non svolgono attività di natura legale, ossia non effettuano ricerche d’anteriorità per similitudine, non elaborano strategie legali, non offrono consulenza legale ecc., quindi, svolgono principalmente un’attività di natura amministrativa.

Cosa fanno gli Studi legali specializzati?

A differenze delle prime, effettuano attività di ricerca per le banche dati private, elaborano delle strategie mirate, elaborano le chances si successo e consigliano se registrare marchio o meno. In buona sostanza, sono dei consulenti e, in base alla loro maturata esperienza “sul campo” possono prevedere la convenienza o meno sul possibile investimento decennale. D’altro canto, ogni servizio ha il proprio costo, quindi, l’attività specialistica dovrà essere ponderata dagli utenti in base alle proprie possibilità e decidere di conseguenza.

Come decidere al meglio?

A livello pratico, chiunque abbia necessità di garantire il proprio business, per la serie appena conseguito un marchio registrato, potrà finalmente partire con i propri investimenti societari ecc., dovrebbe sicuramente affidarsi ad un professionista specializzato, ossia l’unico in grado di “prevedere” il buon esito o meno della pratica.

D’altro canto, chiunque per motivi di budget non possa permettersi di affidarsi ad un professionista specializzato, non potrà far altro che rivolgersi alle Camere di Commercio e sperare in un pizzico di fortuna per la propria pratica. Ovviamente, resta il fatto che i due soggetti indicati svolgono attività alquanto diverse ed, in quanto tali, non possono essere messi sullo stesso piano.

Conclusioni

Tutto ciò considerato, speriamo di aver contribuito a dissipare quei dubbi che, riguardano il quanto costa registrare un marchio, per la serie le Camere di Commercio e gli Studi legali specializzati non sono dei concorrenti e, quindi, non possono essere accumunati o messi sullo stesso piano, semplicemente svolgono attività professionali diverse, anche se talvolta vengono confusi dagli utenti.  In ogni modo, per qualsiasi chiarimento o approfondimento sulla questione, l’Ufficiobrevettimarchi resta a disposizione degli utenti.

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Quando il logo fa la differenza in un brand

Molti utenti si presentano presso il nostro Studio specializzato, disponendo già del proprio logo da utilizzare per il brand. Cerchiamo di esaminare le situazioni più frequenti, per fornire alcuni consigli pratici sulla questione.

Quand’è che il logo serve veramente?

Il logo può avere una funzione decisiva nel brand nel caso in cui abbia un design effettivamente innovativo, per la serie registrare un logo di questo genere ha un senso sia per ottimizzare l’investimento sia per conseguire una tutela legale esclusiva, oltre al fatto che risulterà molto più semplice difenderlo in caso di contraffazione da parte dei terzi soggetti.

Quand’è che un logo non  serve?

Il logo non svolge una reale funzione giuridica nell’ipotesi in cui richiami chiaramente, ad esempio, al denominazione del brand. In tale ipotesi, infatti, avremmo, più che altro una duplicazione grafica nel brand, quindi, registrare logo di questo tipo non risulterà un investimento azzeccato. La componete grafica deve, al massimo, richiamare solo indirettamente la componente denominativa del brand, in caso contrario il brand risulterà concettualmente erroneo.

Quando investire nel logo?

Sulla base delle suddette premesse, si comprende bene quando convenga investire nel logo, quindi, quando risulti utile verificare quanto costa registrare un logo. Infatti, qualora si crei un design innovativo e, quindi, unico, significa aver approntato una certa strategia imprenditoriale votata all’esclusività, altrimenti si sarebbe realizzato il logo “in casa”, magari con l’ausilio di un amico o parente con delle capacità ed abilità grafiche. Aver deciso di rivolgersi ad un grafico professionale, significa già che sul prodotto grafico “si punta con decisione”, ecco perché il relativo investimento risulta naturale ed inevitabile.

Perché si punta sul logo?

Principalmente perché il mercato, spesso e volentieri, risulta saturo, quindi, anche l’elemento grafico può permettere di crearsi una differenziazione rispetto ai competitors nel segmento. Riuscire a contraddistinguersi risulta vitale, ecco perché in tale ipotesi conviene investire nella registrazione di un logo. Ogni dettaglio, quindi anche quello grafico, può risultare vincente e decisivo per la permanenza sul segmento di mercato, quindi, perché privarsene? Al tempo stesso, se si decide di percorrere questa strada bisogna puntare in alto, ossia sul design unico e di qualità, magari sulla “stranezza”, non ci si può certamente conformare alla massa.

Conclusioni

In definitiva,  il logo è auspicabile, ma solo a certe condizioni, altrimenti si può rivelare “un buco nell’acqua”.  Di conseguenza,  la registrazione logo passa attraverso il solo design creativo e l’assoluta originalità, quindi, si sconsiglia di tutelare un logo tanto per farlo, tanto per poter dire possiedo un logo tutelato in esclusiva.

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Puntare sul brand in Giappone

Negli ultimi anni è decisamente cresciuto il business verso il Paese del sol levante, affascinato dal Made in Italy in tutte le sue forme. Come abbiamo potuto constatare noi stessi, nel corso di un recente viaggio estivo, l’appeal verso tutti i prodotti del Made in Italy è in costante crescita. Di conseguenza, non si può certamente prescindere dal registrare marchio.

Nel corso della nostra visita nipponica, abbiamo costatato l’esigenza di stabilire partnership commerciali di lunga durata con imprenditori italiani, notori e non, capaci di soddisfare le esigenze sempre più raffinate dei consumatori locali. Infatti, oltre ai classici prodotti del fashion design, prodotti in forte crescita sono quelli enogastronomici e dell’interior design, dove i giapponesi sono più carente e, quindi, desiderosi di crescere. Registrare un marchio si è rivelato il miglior “biglietto da visita” per quegli imprenditori che hanno compreso le potenzialità del mercato nipponico.

Abbiamo constato che non solo Tokyo, ma anche città quali Kyoto ed Osaka si sono aperte all’ampia gamma di prodotti tipicamente italiani, mentre non sono infrequenti scorgere sul territorio numerosi chef, fashion designer ecc. alla ricerca di nuove attività da intraprendere. Tutti questi professionisti hanno provveduto per tempo alla registrazione di un marchio giapponese, per creare i migliori presupposti di credibilità ed immagine, alla quale i giapponesi sono molto sensibili.

Aspetto fondamentale che si deve sottolineare è quello del quanto costa registrare un marchio in Giappone, certamente non risulta a buon  mercato, visto e considerato che, in generale, il costo della vita in Giappone non è alla portata di tutti. Di conseguenza, il relativo investimento dovrà essere ponderato con estrema attenzione, per evitare inutili esborsi economici.

Il Gippone si è aperto al mercato internazionale solo negli ultimi anni, vedendo con una certa diffidenza tutto quello che veniva importato dall’estero. Adesso, il mercato giapponese è in continua e forte crescita perché ha compreso la possibilità di migliorare la qualità della vita degli esigenti abitanti nipponici.  Il marchio registrato risulta indubbiamente il miglior viatico  per aprire i contatti con gli imprenditori locali, estremamente attenti ed esigenti.

Il nostro Studio specializzato è in costante contatto con tale Paese, per aver instaurato diverse partnership con dei referenti locali e per aver già provveduto, in più occasioni, alla registrazione marchio giapponese, con esito soddisfacente per i vari richiedenti. Come già abbiamo appurato per la Cina, anche qui ritroviamo le famose sottoclassi merceologiche, che necessitano di un’approfondita e dettagliata conoscenza, per evitare di subire delle Azioni Ufficiali che potrebbero pregiudicare l’investimento economico intrapreso.

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La politica 2.0 non può prescindere dal brand

Già da alcuni anni è venuto in voga fare politica tramite i social media, a differenza del passato dove si era soliti andare in mezzo alla gente per confrontarsi, anche animatamente, con il vox populi. Di conseguenza, tutti i candidati politici hanno compreso che non si possa oramai più prescindere dal registrare un marchio.

A conti fatti, i social media hanno conquistato ed avuto presa anche sulla nuova generazione della classe politica, che non si è potuta esimere dall’adottare, alcune volte abusare, di questo nuovo strumento di comunicazione di massa. Compresa la “viralità” del fenomeno, è stato breve il passo dal aver poi provveduto a conseguire il relativo marchio registrato.

Si pensi alle campagne elettorali, alle dirette streaming, alle piattaforme online per richiedere il consenso degli elettori, al confronto virtuale con i propri elettori su tematiche quotidiane ecc., una nuova metodologia di fare politica è entrata nei palazzi del potere, quindi le nuove risorse comunicative devono essere adeguatamente preservato con la registrazione marchio.

Tutto questa rivoluzione comunicativa ha, ovviamente, creato un business non indifferente, legate al nuovo mondo social, quindi,  nuove figure professionali che devono affiancare i politici nella loro attività quotidiana, nuovi investimenti da dover sostenere, quindi, conoscere quanto costa registrare un marchio, studiare delle vere e proprie campagne di marketing per diffondere un’immagine che risulti sempre più social e, quindi, vicina alle aspettative dei propri elettori.

Ovviamente, i nuovi strumenti di comunicazione portano con sé anche degli elementi di distorsione, per la serie frequenti sono divenuti gli abusi comunicativi, visto che i social media non possono certamente sostituire, oppure accontentare il genere di risposte che gli elettori si aspettano di ricevere dai propri governanti. Alla luce di ciò, risulta certamente legittimo tutelare al meglio i propri canali e gli strumenti dio comunicazione moderna, magari adottando la registrazione di un marchio, ma non bisogna dimenticare che gli elettori pretendono che io propri governanti ci “mettano la faccia” nelle proprie iniziative politiche.

Tutto considerato, riteniamo chela politica 2.0 non possa oramai più prescindere dallo stare al passo con i tempi, dove oramai la comunicazione social svolge un ruolo di primario interesse. Di conseguenza, la registrazione marchio ed approntare tutta la necessaria organizzazione a sostegno della stessa è la nuova sfida da affrontare per la nuova classe politica. Si è aperta indubbiamente una nuova fase sullo scenario politico attuale che  vede il nascere di nuove figure professionali strategiche sempre più vicine ai nuovi politici e che potranno certamente influenzare le sorti dei nascenti governi.

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Le App Vogliono Distinguersi Con Il Proprio Brand

Il fenomeno delle app risulta, a tutt’oggi, consolidato ed in costante crescita. Infatti, la mobilità degli smartphone consente agli utenti di personalizzare i propri device con l’ausilio di app, alcune delle quali assolutamente irrinunciabili. Di conseguenza, quest’ultime hanno “fiutato” l’esigenza di ottenere un riconoscimento ufficiale con la registrazione marchio.

Nel corso dell’ultimo nostro viaggio in Giappone, ci siamo avvalsi di alcune di esse, soprattutto per la mobilità con i mezzi pubblici (metropolitana, bus, tour guidati ecc.). I vantaggi sono indubbi, visto che nel proprio palmo della mano, si poteva viaggiare in assoluta tranquillità, senza dover ricorrere al costante aiuto della popolazione locale. Abbiamo constatato che alcune delle suddette app avevano ottenuto il proprio marchio registrato, visto e considerato che distinguersi e contraddistinguersi sul proprio mercato risulta oramai una questione di sopravvivenza.

Oramai il numero delle suddette app è in costante aumento, è facile trovare un app per tutte le esigenze, gratuite e non, per i vari sistemi operativi IOS ed Android, segno che il mercato è ancora in grado di assorbire le possibili novità. L’alta competizione venutasi a creare tra le suddette app ha determinato la necessità di investire nel brand e, quindi, nel registrare un marchio. Si è in sostanza passati dalla filosofia del “mordi e fuggi”, visto che per loro natura le app sono destinate ad essere superate dall’innovazione, alla necessità di “piantare una bandierina”, nell’ipotesi della creazione di app che hanno ottenuto un costante riconoscimento dai consumatori.

Alla luce di ciò, come decidere quanto dover investire nella propria app? La domanda risulta tutt’altro che di agevole risposta, visto e considerato che non è possibili prevedere in anticipo l’obsolescenza tecnologica della stessa, ossia quanto resterà in vita. Di conseguenza, il quanto costa registrare un marchio potrà risultare irrisorio per quelle app destinate a mantenersi sul mercato nel corso degli anni avvenire, mentre potrebbe risultare oneroso per quelle app destinate a durare una sola estate. Anche in questo caso, il classico suggerimento dell’investimento step by step risulta la miglior soluzione praticabile, per cercare di ottimizzare i propri investimenti.

A nostro avviso, le app per gli spostamenti durante un viaggio risultano sempre molto interessanti per gli utenti, soprattutto quelle dotate di GPS e che funzionano anche offline, visto che non sempre è possibile collegarsi al Wi-fi locale, oppure visto che i vari operatori esteri potrebbero addebitare costi che, a lungo andare, potrebbero rivelarsi onerosi. Di conseguenza, registrare marchio per queste tipologie di app  può aver senso, soprattutto se sono facilmente fruibili e pratiche nell’utilizzo da parte dei vari utenti, che certamente resteranno fedeli alle suddette e saranno, magari, disponibili a versare anche qualche euro del proprio credito per acquistarle sui vari smartphone in uso.

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Perché Le Aziende Preferiscono Il Brand Rispetto Al Contenzioso?

La maggior parte delle aziende adottano tutte, o quasi, la stessa policy, vale a dire preferiscono investire sul marchio registrato, piuttosto che risolvere le vertenze adottando misure giudiziarie, vediamo le ragioni principali.

Quali sono le esigenze di business delle aziende?

Il fattore tempo, più che quello economico, risulta discriminante per le aziende, ossia perdere le commesse, impelagarsi in lunghe diatribe giudiziarie ecc. è un costo che le stesse non desiderano affrontare, significherebbe pregiudicare il business in maniera irreparabile. Di conseguenza, registrare un marchio è la strategia che viene adottata e percorsa, perché ottimizza i costi e, soprattutto, le tempistiche di business. Non ci si può permettere di perdere occasioni ed opportunità imprenditoriali, nessuna azienda è più disponibile ad assumersi rischi così evidenti.

Cosa comporterebbe il contenzioso?

Impelagarsi in diatribe giudiziarie porterebbe allo stallo aziendale, in un segmento di mercato, in un Paese ecc.. Purtroppo, nonostante l’esito possa rivelarsi economicamente soddisfacente, “il prezzo da pagare” sarebbe troppo alto, conviene sempre premunirsi con la registrazione di un marchio e, magari, sottoscrivere degli appositi contratti con i vari distributori, rivenditori ecc. Il contenzioso, purtroppo, mal si concilia con le dinamiche aziendali, risulta una extrema ratio difficilmente gratificante, anzi, spesso e volentieri, penalizzante per l’imprenditore. Di conseguenza, valutare il contenzioso sono in casistiche ben definite, vale a dire nell’ipotesi in cui la fattispecie penale, ad esempio la contraffazione, non risulti risolvibile contrattualmente.

Il contenzioso ed il brand sul piatto della bilancia

Ogni valutazione imprenditoriale non può prescindere da una valutazione economica, ossia il quanto costa registrare un marchio risulta sempre economicamente più vantaggioso rispetto all’iniziativa legale giudiziale, per quanto possa rivelarsi vincente. Il contenzioso comporta lunghi tempi di attesa per la decisione, spese notevoli da anticipare, tempo da dedicare durante lo svolgimento dell’iniziativa ecc. Al contrario, il deposito di un marchio risulta immediatamente efficace, chiaramente la scelta di un professionista specializzato della materia potrà fare la differenza durante l’iter di registrazione. Oggi come oggi, anche gli stessi professionisti risultano molto cauti nel consigliare la strada del contenzioso ai propri clienti, soprattutto quelli che hanno maturato una certa esperienza nazionale ed internazionale, quindi, suggeriamo di essere estremamente cauti e prudenti, qualora si dovesse presentare questa prospettiva, soprattutto allo stadio inziale di un business.

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