Estendere la tutela di un marchio all’estero, quando conviene farlo?

Estendere la tutela di un marchio all’estero, quando conviene farlo?

Trattasi di una questione piuttosto ricorrente tra gli imprenditori, ossia cercare di capire il timing di una possibile estensione del proprio marchio all’estero. Pur non essendoci una regola che si possa applicare indiscriminatamente a tutti, cerchiamo d’individuare alcuni punti fermi nel registrare marchio all’estero.

Un primo aspetto incontrovertibile ci viene fornito dal business digitale, ossia tutti coloro che acquisiscono ordini commerciali in virtù del proprio e-commerce, godono indiscutibilmente di un parametro certo al quale poter fare riferimento, ossia gli ordinativi provenienti da uno specifico Paese estero. Verificato il trend costante di vendite, registrare un marchio nel suddetto Paese estero risulta un passo obbligato.

Non sempre chiaramente è possibile muoversi a ragion veduta, infatti, ci sono dei paesi come gli Stati Uniti dove la registrazione marchio deve  risultare quantomeno contestuale alla vendita dei propri prodotti. Di conseguenza, un certo margine di rischio imprenditoriale deve essere messo in conto, per la serie non ci potranno essere dei dati oggettivi di vendita sui quali poter ragionare e, poi, decidere di conseguenza.

Ci sono poi delle situazioni dove si potrebbe attendere la previa sottoscrizione d’appositi contratti di distribuzione con dei venditori locali, ossia dislocati nel Paese estero di destinazione finale. In questa maniera, oltre che mettersi al sicuro dalla possibile ed illegittima registrazione di un marchio da parte del proprio distributore locale, si potrà investire a ragion veduta, ossia con la garanzia che il business vedrà la luce in tempi ridotti. Ovviamente, nessuno sarà poi in grado di prevedere il successo che avrà o meno il prodotto nel Paese estero, ossia il volume di vendite realizzate.

Quello che deve essere chiaro fin da subito all’imprenditore che abbia ambizioni ad ampliare il proprio business nei paesi esteri, è la necessità d’individuare un segno distintivo che risulti veramente originale e, possibilmente, unico. Infatti, l’ottimizzazione dell’investimento, ossia il quanto costa registrare un marchio passa inevitabilmente sulla facilità o meno del conseguire una tutela nei vari Paesi d’interesse senza incappare in contestazioni o, addirittura, in rifiuti definitivi.

Ecco perché occorrerebbe fin da subito una certa lungimiranza da parte dell’imprenditore, ossia “guardare lontano” in previsione del ragionevole e prevedibile sviluppo della propria attività. Solo in questa maniera le scelte imprenditoriali saranno agevolate, come pure ottenere un marchio registrato. Esempi classici da valutare e, poi, adottare per la possibile adozione di un marchio, sono quelli del proprio nome e cognome, del proprio pseudonimo, di un nome di fantasia, di un neologismo ecc., ossia un qualcosa che marchi fin da subito ed in maniera netta il divario con i propri competitors e comunichi in maniera inequivocabile la fonte di provenienza dei prodotti e dei servizi imprenditoriali.

Come già anticipato in questo articolo, non esiste una “formula magica” che possa calzare a pennello per tutti i vari imprenditori, ecco perché quest’ultima andrà studiata ed elaborata di volta in volta in base alle specificità del business da estendere nei vari paesi esteri. Di conseguenza, il consiglio è sempre quello d’affidarsi a quei professionisti che abbiamo competenze ed esperienze maturate in ambito internazionale.

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Ufficio Brevetti Marchi

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