Una-strategia-legale-alternativa-per-tutelare-i-disegni

Una strategia legale alternativa per tutelare i disegni

Non sempre gli strumenti legali s’adattano alle specificità e alle peculiarità del caso, ecco perché alcune strategie legali ad hoc possono venirci in soccorso per registrare marchio. Vediamo quelle maggiormente utili che possono risolvono comuni criticità.

Molti utenti si  presentano per tutelare dei disegni,  che possono assumere anche i connotati di opere d’arte vere e proprie, visto che sono realizzate da artisti quali incisori, litografi ecc. Tali disegni artistici potrebbero essere tutelati con un copyright, ossia con la tutela prevista dal diritto d’autore, presso la sezione Olaf della SIAE ecc. Nell’ipotesi in cui il disegno abbia una rappresentazione basilare e minimal, suggeriamo d’adottare lo strumento della registrazione marchio figurativo.

Ovviamente non tutti i disegni artistici possono beneficiare di questa forma alternativa di tutela, quindi, sarà necessario esaminare l’esemplare nei dettagli, per orientare o meno l’utente verso il registrare un marchio figurativo. Infatti, come anticipato, gli strumenti legali presentano delle rigidità burocratiche, alcune volte non bypassabili neanche con una mirata strategia legale di deposito, quindi, il consulto e la disamina specialistica potrà fare la differenza nel caso di specie.

Per quanto concerne l’aspetto economico, l’investimento ed il quanto costa registrare un marchio figurativo, risulta allineato alla spesa degli altri segni distintivi, per la serie non ci sono differenze significative e sostanziali da dover mettere in conto per l’utente, aspetto questo certamente positivo perché offre all’utente un’opportunità ulteriore per massimizzare ed ottimizzare il possibile investimento decennale per la propria attività.

Come anticipato, la suddetta strategia legale è connotata dall’abbinamento ed accostamento grafico del disegno con un naming, ossia la componete denominativa del segno distintivo. In questa maniera, la registrazione di un marchio misto potrà giovare sia alla componente denominativa sia alla componente figurativa, illustrativa o artistica. Ovviamente, nell’ipotesi in cui i disegni o le opere d’arte siano diverse, non sarà possibile beneficiare di una tutela allargata a ciascuna di esse, infatti, la tutela legale è legata alla specifica componente artistica riprodotta nel singolo file che sarà oggetto di tutela specifica.

Ci rendiamo perfettamente conto che tale soluzione tutela solo una specifica opera d’arte / disegno realizzato dall’artista, ma l’alternativa sarebbe quella di divulgare in maniera chiaramente rischiosa l’opera d’arte con quello che potrebbe inevitabilmente conseguire. Un escamotage che ha una valenza solo dissuasiva nei confronti degli eventuali contraffattori, ma che non ha una reale efficacia giuridica, è quella d’accostare graficamente le successive opere d’arte con il naming oggetto della tutela legale esclusiva. Tale soluzione potrebbe rivelarsi inizialmente un compromesso per l’artista che, spesso e volentieri, non può investire nella tutela del marchio registrato per le singole opere d’arte  realizzate.

In ogni modo, l’adozione d una specifica e mirata strategia di deposito del proprio disegno / opera d’arte dovrebbe essere oggetto d’attenta ponderazione con un professionista profondo conoscitore della materia giuridica, per evitare inutili dispendi di denaro ed inefficaci tutele adottate per il caso di specie.

Quando-il-brand

Quando il brand è strettamente correlato al prodotto: un caso particolare

Un caso recentemente occorso merita senza dubbio di essere raccontato, quantomeno per la sua originalità e peculiarità. Ci hanno contattato dal Friuli Venezia Giulia per la cessione di un marchio registrato italiano che avrebbe ricompreso anche la vendita di un annesso roseto, ossia delle relative piante interrate in una serra.

La questione ci è subito sembrata unica, tanto da attirare la nostra più completa attenzione, non tanto per l’iter procedurale da dover seguire nella cessione della registrazione marchio , ma per le distinte attività che si sarebbero dovute portare a termine. Infatti, mentre il marchio segue il proprio distinto iter amministrativo per la variazione della titolarità, bisognava al tempo stesso intermediare e, poi, contrattualizzare il passaggio del roseto tra le parti interessate.

A tal proposito, si è dovuto stimare non solo il quanto costa registrare un marchio della parte cedente, ma dare anche un “valore di mercato” alle specifiche rose che si trovavano piantate in quella particolare zona italiana, che le connotava di peculiarità uniche agli occhi del cessionario. Infatti, le suddette piante sarebbero state poi trapiantate in un diverso habitat,  per valorizzare l’azienda agricola della parte cessionaria.

Quest’ultima avrebbe potuto certamente registrare un marchio proprio e seminare nei propri appezzamenti di terreno dei semi per ottenere il proprio roseto, d’altro canto  non avrebbero certamente potuto vantare, agli occhi della propria clientela, della fama e della reputazione di cui gode il suddetto roseto con il relativo brand.

A tutti gli effetti, si tratta di un’operazione di marketing ben mirata e voluta in tutti i singoli dettagli, per poter poi comunicare alla propria clientela l’unicità del prodotto di cui si sarebbe poi potuto vantarne esclusiva. Registrare marchio e piantare i propri semi della pianta non sarebbe servito per l’obiettivo che la parte cessionaria si prefiggeva, ossia sfoggiare un unicum tra tutti i competitors, una vera e propria attrattiva per i propri utenti, per creare un vero e  proprio volano per l’intera economia aziendale.

E’ evidente che l’operazione, unitariamente considerata ha avuto delle complessità ed un costo non trascurabile per la parte cessionaria, scontato dire che la registrazione di un marchio proprio sarebbe stata molto più economica. D’altro canto, non si trattava di concludere un’operazione comune ed ordinaria, quindi, il business in questione meritava uno sforzo unico per la parte cessionaria, visto che avrebbe poi aperto scenari particolarmente vantaggiosi per il futuro dell’azienda agricola in questione.

Il nostro Studio è stato ovviamente onorato di poter prendere parte e partecipare al buon esito della trattativa in questione, sia per veder ottimizzato il relativo investimento sia per preservare nel tempo una risorsa ed una bellezza unica da una punto di vista visivo ed olfattivo per i nostri territori nazionali.

La-contraffazione-dei-dispositivi-sanitari

La contraffazione dei dispositivi sanitari

Nella fase attuale d’emergenza sanitaria, ovviamente non mancano sicuramente quei soggetti che intravedono la possibilità d’effettuare dei “soldi facili”, intraprendendo delle attività tipicamente contraffatorie sulla registrazione marchio. Uno degli esempi più noti e “sotto i riflettori” è certamente quello delle mascherine “FFP2”.

Già nelle scorse settimane, non sono certamente mancati numerosi blitz e controlli della Guardia di Finanza, per stroncare questo vorticoso giro di frode in commercio, vale a dire tentare d’immettere sul mercato numerose mascherine prive dei requisiti di sicurezza e di conformità, ossia prive  di un marchio registrato, come ad esempio quello CE.

Un tipico e consolidato canale di smercio illegale di tali dispositivi sanitari è quello d’importare dalla Cina  tali mascherine, corredate da documentazione solo all’apparenza legittima e completa che, ad una prima verifica doganale, potrebbe risultare conforme alla registrazione di un marchio. Le Fiamme gialle sono in grado di “scandagliare” il numero identificativo presente sulla documentazione e verificare o meno la corrispondenza all’oggetto sociale dell’attività estera. Infatti, non risulta infrequente che tali attività/società estere possano “riciclare ” il loro marchio CE, ottenuto per produrre e commercializzare un diverso e distinto prodotto, per realizzare i suddetti dispositivi medici, estremamente appetibili sul mercato, visto il momento attuale.

A tale riguardo, è giusto segnalare che tali società estere non sono legittimate ad ottenere l’autorizzazione o l’estensione della loro licenza commerciale anche per tali dispostivi medici,  oltre a guardarsi bene dall’investire sul quanto costa registrare un marchio. Infatti, la richiesta e l’ottenimento di un titolo di privativa, la previa autorizzazione dai loro organi competenti ecc., comporrebbe del tempo e del denaro che tali soggetti evitano accuratamente di dedicare ed investire.

Le conseguenza inevitabile per lo svolgimento di tali attività di frode in commercio e vendita di prodotti con segni mendaci sono la notifica di denunce penali da parte dell’autorità giudiziaria. In aggiunta, è previsto il sequestro della merce contraffatta, priva di segni distintivi quali il registrare un marchio CE, valido e legittimo per i dispositivi medici da immettere poi in commercio in ambito comunitario e, quindi, anche in ambito italiano.

Il livello d’attenzione e di controllo delle Fiamme Gialle in questa difficile fase che noi tutti stiamo attraversando è certamente massimo, infatti, dispositivi sanitari non conformi  che dovessero essere diffusi tra la popolazione potrebbero inevitabilmente alimentare la diffusione del virus. A tal proposito, solo l’ottenuta certificazione del registrare marchio per le suddette mascherine può garantire l’efficacia del presidio medico adottato dall’utenza. Di conseguenza, molte aziende italiane, autorizzate dal Ministero della Salute, stanno riconvertendo la propria produzione per garantire la piena conformità dei presidi sanitari, evitando così di dover importare dall’estero quantitativi significativi di mascherine che possano nuocere alla salute degli utenti.

Sarà nostra cura aggiornarVi sulla tematica in oggetto per sensibilizzare l’opinione pubblica e tenerla costantemente informata. Di conseguenza, invitiamo tutti coloro che fossero interessati a ricevere aggiornamenti a consultare periodicamente il nostro blog informativo.

Il-brand-della-solidarietà

Il brand della solidarietà

Uno dei progetti che ha visto impegnato il nostro studio specializzato in prima persona nel corso delle ultime settimane ha riguardato un marchio registrato di un gruppo di amici nei rispettivi ambiti professionali, al fine di procacciare delle risorse economiche, per gli ospedali più colpiti dall’emergenza Covid19.

Il progetto prevede la realizzazione di mascherine presso delle industrie autorizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico, che hanno riconvertito parte della propria produzione, per poi inviare il suddetto materiale presso gli ospedali milanesi e bergamaschi. In aggiunta, vengono realizzate delle bandiere e degli stendardi, messe poi in vendita ad una cifra calmierata, al fine di raccogliere denaro, da inviare ai suddetti centri ospedalieri. Di conseguenza, si è reso necessario registrare marchio per tutelare al meglio tale progetto solidaristico.

Numerosi testimonial  hanno partecipato al suddetto progetto, desiderosi di poter apportare il proprio contributo in termini di solidarietà e d’umanità, per sensibilizzare l’opinione pubblica a partecipare attivamente, acquistando i prodotti realizzati e contribuendo così a sostenere coloro che hanno letteralmente sorretto il sistema sanitario nazionale nel corso delle settimane pregresse. Da qui la necessità di registrare un marchio che identifichi il suddetto progetto solidaristico ed umanitario, evitando indebite contraffazioni e plagi da parte di terzi soggetti che potrebbero speculare indebitamente sullo stesso.

Ovviamente, visto il chiaro intento solidale intrapreso, il progetto è stato tutelato dal nostro Studio specializzato a titolo completamente gratuito, ossia il quanto costa registrare un marchio si è limitato unicamente a prevedere le tasse di concessione governativa da dover corrispondere al Ministero, per conseguire un’esclusiva decennale, così come prevede il codice della proprietà intellettuale.

Prima di poter procedere con l’attività di registrazione marchio vera e propria, si è dovuto ideare e realizzare un concept grafico unico ed innovativo, aggiungendo poi un pay off  molto in voga durante il periodo di quarantena forzata, ossia “Andrà tutto bene”, divenuto oramai un tormentone comunicativo. Il risultato risulta molto accattivamene, infatti, colpisce in maniera diretta ed immediata l’attenzione degli utenti, invitandoli a prendere coscienza che ognuno può dare una mano.

Il  nostro studio specializzato è stato onorato di poter contribuire alla registrazione di un marchio solidale, confidando che il piccolo contributo fornito possa aiutare i fondatori del progetto a portare avanti tutte le iniziative di raccolta fondi e materiali, rivelatesi indispensabili per sostentare al meglio il sistema sanitario nazionale, profondamente provato da questa grave emergenza nazionale. Saremo ovviamente lieti di aggiornarVi sul progetto in essere, ringraziando fin d’ora tutti coloro che vorranno condividere l’iniziativa con tutti i Vostri contatti.

Vademecum-pratico-per-il-logo-registrato

Vademecum pratico per il logo registrato

L’attività di formazione è il primo step da percorrere per tutti coloro che vogliano avvicinarsi ad un logo registrato. Cerchiamo di fornire alcuni suggerimenti agli utenti sulla base di casi pratici occorsi nel corso dell’attività professionale.

Quale logo scegliere per il proprio business all’estero?

La scelta di un brand denominativo potrebbe risultare penalizzante, soprattutto in quei paesi dove la mole dei segni distintivi già registrati risulta imponente. Di conseguenza, la scelta di registrare un logo si rivela, spesso e  volentieri, strategica ed ottimale sotto tutti i punti di vista. Infatti, oltre a rendersi unici nel segmento di mercato, si potrà evitare qualsivoglia rischio di ricevere obiezioni e/o contestazioni vista la presumibile presenza di brand similari, già registrati a cura di terzi soggetti.

Quale ruolo gioca il restyling di un logo?

La normativa sulla Proprietà Industriale consente di apportare delle lievi modifiche di ordine grafico al proprio segno distintivo, purché non se stravolga il concept. Questa è senza dubbio un’opportunità per tutti coloro che abbiano “puntato” sul registrare logo, infatti, non si vedranno costretti ad investire nuovamente e, al tempo stesso, potranno “dare una rinfrescata” alla propria immagine, senza perdere i connotati che, da un punto di vista comunicativo e di marketing, caratterizzano l’attività imprenditoriale.

Scegliere un logo a dei costi accessibili per tutti

In passato, ingaggiare un grafico professionista poteva rivelarsi un freno per le aziende, visto e considerato che i costi potevano rivelarsi non proprio “a buon mercato”. Oggi come oggi, tale possibile attività di natura creativa e grafica, non impatta più in maniera significativa sul proprio budget e sul quanto costa registrare un logo, infatti, la presenza di svariati freelancer, presenti nelle varie piattaforme online risulta una risorsa appetibile e di facile fruizione. Ovviamente, si sconsiglia vivamente di adottare delle soluzioni “fatte in casa”, ossia andare sul motore di ricerca di Google, carpire un concept grafico ed adottare delle micro modifiche nel vano tentativo di mettersi al riparo da contestazioni ed ottenere così un logo a costo zero.

Il logo come soluzione pratica per la brand-identity

La ricerca del pieno ottenimento della brand-identity può rivelarsi, spesso e  volentieri, frustante e penalizzante. Non è facile riuscire ad ottenere una piena coincidenza ed una registrazione del marchio, del nome di dominio e della propria ragione/denominazione sociale. Ecco che propendere per un logo, anziché per il classico marchio denominativo, può risultare soluzione più pratica, da ricercare e da ottenere e ci svincola dall’avere la piena coincidenza di tutti i segni distintivi che promuovono la propria realtà imprenditoriale.

Il nostro studio specializzato sarà lieto di approfondire la suddetta tematica, fornendoVi tutte le risorse che potranno adattarsi meglio al Vostro caso di specie, visto le molte possibilità ed alternative che sono oggi presenti sul mercato grafico.

Le-sfilate-di-moda-s’adeguano-all’emergenza-sanitaria

Le sfilate di moda s’adeguano all’emergenza sanitaria

Il Covid 19 ha oramai costretto tutti gli operatori economici a rivedere il proprio modo di presentare i nuovi prodotti. Non poteva certamente mancare l’estro creativo dei creative e fashion designers che si sono letteralmente lanciati verso le piattaforme digitali per promuovere i nuovi prodotti del proprio marchio registrato.

Stanno nascendo dei veri e propri format in streaming, fruibili da dispositivi fissi e mobili, che vedranno la presenza di tutti i i principali brand internazionali, i quali stanno pensando alla registrazione di un marchio ad hoc, che traduca in termini digitali la propria presenza su questi format all’avanguardia. Ovviamente, non ci sarà più il gusto di poter “commentare in diretta” le nuove collezioni degli artisti di fama internazionale, d’altro canto si potranno cogliere dettagli e sfumature, vista la tecnologia che verrà messa in campo, capace di fotografare i più piccoli movimenti e movenze delle modelle, le pieghe di un abito ecc.

Oltre alle dirette streaming di queste fashion week, sarà ovviamente possibile acquistare capi d’abbigliamento in tempo reale, della nuova o delle collezioni passate, in buona sostanza tutto “il campionario di un brand a portata di click”. Infatti, almeno per quest’anno dovremo scordarci le tradizionali sfilate cosi come eravamo abituati a viverle, con la confusione estrema dei backstages, con le lunghe file all’ingresso dei padiglioni. Di conseguenza, tutto sarà vissuto in modalità asettica, per quanto non mancheranno certamente le chat room ed i canali social per condividere e confrontarsi con gli addetti ai lavori e non solo. Quest’ultimi punteranno certamente sull’estendere la tutela della registrazione marchio, visto e  considerato che la tecnologia veicola massimamente i loro brand.

In Asia si e’ già partiti con questo format, visto e considerato che l’annullamento del capodanno cinese, con tutte le principali manifestazioni fashion, ha fatto si che tutte le principali sfilate si riconvertissero sul digitale. Di conseguenza, si stanno adeguando anche gli europei, visto che i buyers asiatici non potranno, almeno per quest’anno, fare visita in Europa. Le varie società di comunicazione stanno studiando le migliori strategie per registrare un marchio, per veicolare al meglio contenuti multimediali del settore moda e guadagnare cos un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. La sfida delle telecomunicazioni vive in questi mesi un momento di grosso fermento, nessuno vuole perdere quest’opportunità, nata da un contesto emergenziale.

Tali società di telecomunicazioni stanno valutando anche in quali Paesi investire per il proprio format digitale, quindi, il quanto costa registrare un marchio e’ divenuto un fattore discriminante per ottimizzare al meglio il proprio budget di spesa. Certamente oltre alle principali “piazze asiatiche ed europee”, si sta valutando di tutelare il brand anche negli Stati Uniti e nei principali Paesi arabi, dove la fashion week ha oramai preso sempre più piede.

Si e’ aperto un nuovo scenario digitale che, volenti o nolenti, stimolerà certamente la creatività dei designers, delle principali società di comunicazioni, dei grandi colossi del web che vedono dei nuovi margini per fare profitti dal mutato scenario internazionale. Di conseguenza, registrare marchio diverrà imprescindibile per tutelare questi nuovi format digitali, ossia i nuovi palcoscenici dove si concentreranno nel breve periodo e non solo tutti i principali avvenimenti glamour e, dove la comunità sempre più virtuale si riverserà per condividere le nuove creazioni della moda.

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