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La politica 2.0 non può prescindere dal brand

Già da alcuni anni è venuto in voga fare politica tramite i social media, a differenza del passato dove si era soliti andare in mezzo alla gente per confrontarsi, anche animatamente, con il vox populi. Di conseguenza, tutti i candidati politici hanno compreso che non si possa oramai più prescindere dal registrare un marchio.

A conti fatti, i social media hanno conquistato ed avuto presa anche sulla nuova generazione della classe politica, che non si è potuta esimere dall’adottare, alcune volte abusare, di questo nuovo strumento di comunicazione di massa. Compresa la “viralità” del fenomeno, è stato breve il passo dal aver poi provveduto a conseguire il relativo marchio registrato.

Si pensi alle campagne elettorali, alle dirette streaming, alle piattaforme online per richiedere il consenso degli elettori, al confronto virtuale con i propri elettori su tematiche quotidiane ecc., una nuova metodologia di fare politica è entrata nei palazzi del potere, quindi le nuove risorse comunicative devono essere adeguatamente preservato con la registrazione marchio.

Tutto questa rivoluzione comunicativa ha, ovviamente, creato un business non indifferente, legate al nuovo mondo social, quindi,  nuove figure professionali che devono affiancare i politici nella loro attività quotidiana, nuovi investimenti da dover sostenere, quindi, conoscere quanto costa registrare un marchio, studiare delle vere e proprie campagne di marketing per diffondere un’immagine che risulti sempre più social e, quindi, vicina alle aspettative dei propri elettori.

Ovviamente, i nuovi strumenti di comunicazione portano con sé anche degli elementi di distorsione, per la serie frequenti sono divenuti gli abusi comunicativi, visto che i social media non possono certamente sostituire, oppure accontentare il genere di risposte che gli elettori si aspettano di ricevere dai propri governanti. Alla luce di ciò, risulta certamente legittimo tutelare al meglio i propri canali e gli strumenti dio comunicazione moderna, magari adottando la registrazione di un marchio, ma non bisogna dimenticare che gli elettori pretendono che io propri governanti ci “mettano la faccia” nelle proprie iniziative politiche.

Tutto considerato, riteniamo chela politica 2.0 non possa oramai più prescindere dallo stare al passo con i tempi, dove oramai la comunicazione social svolge un ruolo di primario interesse. Di conseguenza, la registrazione marchio ed approntare tutta la necessaria organizzazione a sostegno della stessa è la nuova sfida da affrontare per la nuova classe politica. Si è aperta indubbiamente una nuova fase sullo scenario politico attuale che  vede il nascere di nuove figure professionali strategiche sempre più vicine ai nuovi politici e che potranno certamente influenzare le sorti dei nascenti governi.

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Già da alcuni anni è venuto in voga fare politica tramite i social media, a differenza del passato dove si era soliti andare in mezzo alla gente per confrontarsi, anche animatamente, con il vox populi. Di conseguenza, tutti i candidati politici hanno compreso che non si possa oramai più prescindere dal registrare un marchio.
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Ufficio Brevetti Marchi

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