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Quali Brand Registrare Se Ne Abbiamo Diverse Varianti E Declinazioni?

La tutela del brand deve “andare di passo” con il budget disponibile, per la serie bisogna selezionare quali risorse della propria proprietà intellettuale meritano l’investimento con il marchio registrato, vediamo alcuni esempi concreti.

Chi svolge un’attività grafica, è a conoscenza che il brand è declinabile in diverse varianti, indipendentemente di quelli che potranno essere le possibili ristilizzazi oni negli anni avvenire. In tale ipotesi la registrazione di un marchio tutelerà, al tempo stesso, le sue possibili varianti concettuali, per la serie la tutela legale non è rigida e non si limita al solo concept grafico ideato, ma si estenderà anche allesue possibili similitudini. In questa maniera, eventuali competitors non potranno illegittimamente bypassare il concept grafico realizzato dal legittimo titolare.

Discorso diverso se un soggetto abbia ideato e realizzato dei concept grafici dissimili l’uno dall’altro. In tale ipotesi, registrare un marchio per ognuno di essi significherebbe, presumibilmente, sostenere dei costi che si rivelerebbero, a lungo andare ingenti e che, magari, non vedrebbero un concreto ritorno in termini di vantaggi economici. In tale ipotesi, il consiglio è quello di indirizzarsi verso quelli/i che risultano identificativi per la propria ditta/azienda/società, che si potrebbero rivelare essere un valore aggiunto, in buona sostanza bisogna compiere una scelta strategica per la propria realtà produttiva.

Nella possibile selezione e scelta su quali/quanti brand tutelare in esclusiva, non risulta dirimente quanto costa registrare un marchio, infatti, l’investimento non variain base alla tipologia/varietà del brand, quello che potrà incidere sarà, eventualmente, il numero dei brand che si vorranno tutelare. Di conseguenza, la valutazione e la scelta si dovrà incentrare sul brand che risulti più rappresentativo, dal quale non si potrà prescindere, mentre i restanti potranno essere sacrificati, oppure riconsideratinel prossimo futuro, con una maggiore disponibilità del budget. Discorso diverso, sebbene risulti valido solo per alcune tipologie di aziende, è quello che vede una divisione dei mercati, da un punto di vista geografico. In buona sostanza, ci sono gruppi che hanno diverse business unit all’interno della propria struttura e che vendono prodotti differenti nei diversi Paesi di destinazione. In tal caso, ogni business unit dovrà tutelare, quantomeno, il “prodotto di punta” con il proprio specifico brand.

Infine, ci permettiamo di segnalare che i propri files vettoriali dei propri loghi non danno la certezza della protezione esclusiva, gli stessi potrebbero circolare o “girare” ,quindi, è preferibile sottoscrivere anche degli appositi accordi di confidenzialità con i vari fornitori, collaboratori esterni ecc. Questo duttile strumento legale, facilmente adottabile e che può essere redatto anche in prima persona, consentirebbe di evitare la registrazione marchio per tutti i loghi e brand che sono, al momento in stand-by, ossia oggetto di futura valutazione sia per l’adozione sia per la registrazione.

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Il brand ad Hong Kong ed a Macao

Spesso e volentieri ci troviamo a  dover rispondere ad un quesito legittimo da parte degli utenti che ci contattano: “Come mi devo comportare avendo già la titolarità di un marchio registrato in Cina?”. Beh, come al solito, non esiste una risposta valida per tutti, vediamo come ognuno potrebbe orientarsi in base alle proprie necessità.

Può risultare strategico detenere un brand in questi due Paesi?

Come molti certamente sapranno, le due regioni amministrative speciali sono tornate alla Cina, dopo gli accordi conclusi con la Gran Bretagna. Quello che forse tutti non sanno è che le suddette due regioni speciali prevedono un’autonoma registrazione marchio nei propri territori. Di conseguenza, si presenta il dilemma se tutelare o meno il proprio brand anche ad Hong Kong ed a Macao.

Quali sono gli elementi da valutare per prendere una decisione?

Scontato dire che la questione potrebbe risultare antipatica, visto che si è già provveduto ad investire in Cina, ma si scopre solo ora che i territori di Hong Kong risultano esclusi da tale tutela, quindi, dei nuovi investimenti sarebbe necessari per completare la tutela in essere. Di conseguenza, la prima valutazione è certamente legata a quanto costa registrare un marchio in questi due Paesi. I costi sono certamente maggiori rispetto all’investimene distenuto in Cina, visto che le tasse sono indubbiamente più alte, un range di possibili costi viene ricompreso tra le 2.000 e le 2.500 Euro con validità decennale ad Hong Kong e con validità settennale a Macao. Appurato ciò, si dovrebbe considerare la strategicità dei due porti internazionali, dove il volume delle merci trattate risulta in continua crescita e dove molte società internazionali hanno deciso di fissare una loro sede o una loro branch.

Esperienze dirette

Ci siamo occupati recentemente di un  possibile sbarco commerciale di una nota cantina vitivinicola ad Hong Kong ed a Macao, dove il business risulta in forte crescita, soprattutto per le eccellenze del Made in Italy. Visto e considerato che i primo ordini cominciavano ad arrivare, prima di stipulare un apposito contratto con il distributore locale, si è deciso, nell’immediatezza, di registrare un marchio nella sola Hong Kong, rimandando la tutela a Macau successivamente, dopo aver valutato la possibile penetrazione anche in tale regione, connotata dalle sue specificità commerciali. La tutela step by step, come già indicato altri nostri articoli, consente di “tenere sotto controllo” i possibili investimenti da sostenere, consente una penetrazione più ponderata ed equilibrata nei territori di core-business, oltre che essere diluita nel tempo e, solitamente, quindi, risulta la più apprezzata dalla nostra clientela. Come tutti i Paesi extra-europei, la tutela del brand in queste due regioni amministrative speciali presenta delle peculiarità che suggeriamo di esaminare previamente nei dettagli con il proprio professionista di fiducia.

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Anche Gli Hotel Possono Avere Il Proprio Brand?

Ci è capitato nel recente passato di occuparci di turismo ed, in particolare, della registrazione marchio di un hotel. Vediamo quali aspetti peculiari si sono dovuti attenzionare nel caso di specie.

Come è stato scelto il giusto brand?

La prima considerazione che si è elaborata è quella di “cercare qualcosa di nuovo”, per la serie discostarsi dalle banali denominazioni che riempiono i depliant turistici oppure le pagine web. Molti hotel si confondono ed assumono un connotato di standardizzato, si vedano ad esempio le catene in franchising sparse sia in Italia sia all’estero. Ecco perché si è puntato sull’unicità del brand, qualcosa che ne permettesse il facile riconoscimento e memorizzazione dagli utenti. Essendo fortemente radicato nel territorio, niente di meglio che scegliere il nome dell’architetto e proprietario della Villa che, in passato, ha goduto di fasti. Di conseguenza, la registrazione di un marchio si è orientata sul patronimico di questo personaggio locale, che aveva dato lustro al territorio con la sua creatività edilizia e non solo.

Come modernizzare tale brand?

La facile riconoscibilità del personaggio legato al suo territorio d’origine ha inizialmente conferito una certa reputazione al brand, ciò non toglie che esso debba evolvere, ossia “stare al passo con i tempi”. Ecco perché l’Hotel e la Villa abbia deciso di specializzarsi nell’organizzazione dei matrimoni e nelle principali celebrazioni legate ai sacramenti cristiani. Di conseguenza, il marchio registrato è divenuto un collettore di clientela per questa specifica fetta di mercato, che ha cominciato ad apprezzare i servizi personalizzati per queste cerimonie. Servizi correlati quali la wedding planner, un ampio giardino all’aperto, una cappella per le funzioni più intime, hanno solleticato l’attenzione di molti che hanno scelto tale location per condividere con le persone care i loro momenti indimenticabili.

Il valore aggiunto dell’hotel

Si è deciso di puntare anche su una moderna spa/centro benessere, servizio che oramai risulta imprescindibile in tutti gli hotel che si rispettino e della quale gli ospiti oramai non ne possono più fare a meno. Il wellness si è, infatti, rivelato un business estremamente apprezzato dagli ospiti degli hotel che gradiscono unire il turismo con la cura e benessere del proprio corpo con i relativi trattamenti rigeneranti e rilassanti. Di conseguenza, si è proceduto a registrare un marchio non solo per i servizi di ricezione e di ospitalità, ma anche per tutto quello che fosse riconducibile al benessere della persona, alla cura del corpo, per evitare sgradite contraffazione a cura di terzi soggetti che avrebbero potuto agganciarsi in maniera parassitaria alla reputazione acquisita dal brand dell’hotel.

Quanto investire in questo brand?

Vista la possibilità di effettuare delle prenotazioni/booking online e, vista una certa frequentazione dall’estero, il quanto costa registrare un marchio non ha potuto esimersi dall’orientarsi verso lo strumento comunitario, per evitare di rimanere “scoperti” nei confronti di quella fetta di clientela che sceglie il Bel Paese, per trascorrere i propri periodi di ferie e di relax, oppure per coloro che scelgono l’Italia come “punto di appoggio” durante i propri viaggi d’affari. In un contesto oramai globalizzato ed in continuo movimento nulla può essere lasciato al caso da parte di chi ha scelto il core-business della ricezione ed ospitalità.

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Quali sono le nuove tendenze dei brand nel tennis?

Proprio in questo periodo dell’anno si concentrano i principali tornei dello slam, dal Roland Garros a Wimbledon ecc., dove i migliori giocatori del circus si sfidano per dare l’assalto al titolo che potrebbe garantirgli fama e notorietà.

Come è evoluto il brand in questi anni?

Siamo sempre stati abituati a vedere il marchio registrato dell’abbigliamento sportivo che si contendeva i migliori players a suon di contratti di sponsorizzazione che andava dal cappellino, alla | t-shirt, al pantaloncino fino alla scarpa. Lo stesso dicasi per la racchetta e gli accessori quali i polsini, le fasce per i capelli ecc.  In buona sostanza, i grandi brand ricoprivano da testa a piedi i migliori campioni, per comunicare a tutti i tifosi ed appassionati che le gesta del proprio beniamino erano legate a loro in esclusiva.

Quali sono le nuove tendenze ai giorni nostri?

I players hanno capito che, loro stessi, possono diventare imprenditori di loro stessi, perché l’attività agonistica non dura all’infinito! Di conseguenza, sempre più giocatori procedono con la propria registrazione marchio, per creare la personale linea d’abbigliamento e la propria linea di racchette ed accessori. In questa maniera, oltre a sponsorizzare gratuitamente i propri prodotti ed accessori, creeranno le basi della loro attività imprenditoriale per gli anni avvenire, una volta appesa la racchetta al chiodo!

Nuovi brand nascono sui campi da tennis

Un’altra tendenza oramai in voga è quella della nascita di nuovi brand, legati più che altro alle apparecchiature tecnologiche che, oramai, rivestono un gioco essenziale sui campi da tennis. Di conseguenza, registrare un marchio risulta imprescindibile per il fornitore del software e dei servizi di telemetria che permette di rilevare se la pallina è rimasta in campo o meno, permette di rilevarne la velocità, la durata dello scambio, le percentuali dei punti conquistati dal giocatore durante il proprio turno di servizio ecc. Lo stesso dicasi per tutte le apparecchiature di rilevazione dei dati che hanno reso “scientifico” questo sport.

La nostra esperienza diretta

Da parte nostra, si permettiamo di segnalare che abbiamo avuto il piacere di collaborare alla preparazione ed al deposito di un brand per un giocatore di tennis, fornendogli tutte le informazioni sia su quanto costa registrare un marchio in ambito internazionale, visto la visibilità sostanzialmente globale di cui godono i giocatori di oggi, sia per tutto che concerne la selezione e la scelta dei singoli Paesi dove andare a tutelare il proprio brand sportivo. Auguriamo, ovviamente, al nostro assistito le migliori fortune sportive in vista delle sfide agonistiche durante i i tornei più importanti che dovrà affrontare in questo periodo dell’anno.

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L’attestato della registrazione del brand

Tutti i nostri clienti sono soliti chiederci lumi sull’attestato del brand, a conclusione dell’iter di registrazione marchio. Vediamo di capirne i risvolti e le possibili implicazioni pratiche.

Cos’è l’attestato?

E’ un documento ufficiale, rilasciato dal Ministero dello Sviluppo Economico, che attesta la validità esclusiva del marchio, con i tutti i dati utili che lo identificano, quali il titolare, il numero e la data di deposito, l’indirizzo/sede, l’immagine dello stesso, le classi merceologiche rivendicate, l’eventuale mandatario e tutti i riferimenti che identificano il Ministero. Solitamente si compone di un unico foglio A4, che attesta l’avvenuta registrazione di un marchio, ossia il buon esito dell’iter amministrativo-burocratico.

Come avviene il suo rilascio?

La modalità di trasmissione è stata modificata rispetto al passato. Infatti, mentre in precedenza lo si poteva ritirare di persona, presentandosi presso i locali Ufficio della Camera di Commercio, muniti di una marca da bollo da Euro 16, adesso viene trasmesso telematicamente all’indirizzo PEC del richiedente, oppure del mandatario rappresentante. In questa maniera, venendo meno la marca da bollo, viene rivisto anche il quanto costa registrare un marchio, oltre alla praticità di vederselo recapitare direttamente presso il proprio account di posta elettronica. Tale modalità risulta indubbiamente gradita al richiedente, per quanto risulti sempre opportuno accertarsi che la propria PEC sia effettivamente aggiornata e non sia stata modificata.

L’attestato mi serve in concreto?

Innanzitutto è giusto sgombrare il campo da qualsivoglia dubbio in proposito, ossia tutt’oggi la trasmissione dell’attestato avviene di default, essendo venuto meno il versamento delle tasse ministeriali, a differenza di quanto accadeva in passato, dove si poteva, facoltativamente, decidere di richiederlo o meno. L’iniziativa del Ministero è decisamente apprezzabile, visto che un documento ufficiale, che legittima l’utilizzo esclusivo e la piena titolarità del marchio registrato, dovrebbe sempre tenuto a disposizione per qualsivoglia esigenza di natura imprenditoriale e non. I possibili utilizzi sono molti, a cominciare dalle nuove piattaforme di vendita online, si veda Amazon ad esempio,  che è solita richiederlo previamente al richiedente, prima di consentire la possibilità di accedere al commercio elettronico. Di conseguenza, consigliamo o di conservarlo con cura, sia nel formato digitale sia in forma cartaceo, per ogni evenienza che si dovesse presentare.

Suggerimenti

Un consiglio pratico che ci permettiamo di fornire a tutti i nostri lettori, è quello di caricare l’attestato del marchio sul proprio sito web, sia per evidenti questioni d’immagine, sia per disincentivare i possibili contraffattori dall’effettuare eventuali indebiti utilizzi del brand.

Questo utilizzo diretto dell’attestato del proprio marchio, a nostro avviso, risulta efficace e non comporta spesa alcuna da dover sostenere, quindi, perché privarsene?

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Il Brand Del Profumo Al Vino

Uno dei progetti più stravaganti che abbiamo avuto il piacere di seguire è stato quello di un brand per una fragranza al vino. Siamo nell’ambito della profumeria artistica e non di quella commerciale, dove l’eccentricità ed un’ispirata vena creativa la fanno indubbiamente da padrone.

La nicchia di mercato è satura, come muoversi?

Incontriamo la prima significa difficoltà, ossia comprendere se vale la pena o meno avventurarsi in questa nicchia di mercato e decidere, quindi, se investire o meno nella registrazione marchio. Ovviamente si dovrà condurre un attento studio del segmento di mercato, per intravedere “la via” percorribile, come ritagliarsi la propria fetta di clientela, magari puntando su delle fragranze non comuni. Ecco perché farsi assistere da un creativo puro, ossia un brillante  essenziere potrebbe fare la differenza. Quest’ultimo potrebbe intravedere i cambi di rotta nei gusti olfattivi della clientela, permettendovi così di fare il salto di qualità.

Da dove nasce il progetto?

L’idea nasce dalla territorialità dalla quale provengono le materie prime da cui attingere e che sono le fonti di approvvigionamento dell’intero progetto in essere. Fortunatamente il nostro territorio dispone delle migliori materie prime, da selezionare con cura e da combinare alla ricerca di una fragranza che possa “olfattiva mente parlando” consentire di vivere un’esperienza sensoriale all’utente. La fonte delle materie prime influenza anche la scelta del possibile marchio registrato, visto che quest’ultimo deve incarnare il percorso olfattivo seguito.

Le barriere all’ingresso possono disincentivare al business?

Beh, si incontra un secondo ostacolo sulla via che conduce all’ingresso in questa nicchia di mercato, per la serie non è certamente immediato entrare e posizionarsi al meglio in take segmento. Bisogna mettere in conto che ci sarà una “certa resistenza” e si dovrà “sgomitare un po” sia per farsi conoscere e, quindi, apprezzare dai consumatori che sono solitamente fidelizzati ai propri brand. Ecco che un naming innovativo, con la relativa registrazione di un marchio può, quantomeno, incuriosire la clientela di riferimento e spingerla a testare i Vostri prodotti presso i canali di distribuzione appropriati, quali store ed atelier sparsi sul territorio nazionale. A ciò, possiamo aggiungere anche le aziende vitivinicole, visto che stiamo presentando una fragranza al vino e, quindi, il collegamento risulta naturale.

Consigli e suggerimenti

Riteniamo che tale progetto debba avere ben chiaro il proprio target di clientela, certamente presentarsi sul mercato con una fragranza che abbia l’ambizione di “rompere gli schemi” potrebbe rivelarsi non vincente, soprattutto per coloro che sono in start-up. Di conseguenza, potrebbe rivelarsi saggio affiancare la fragranza al vino con delle altre, ossia presentarsi con una linea, magari più classica per intercettare una fetta più ampia di clientela. Per coloro che, invece, beneficino già di una clientela consolidata e targettizzata, la fragranza al vino potrebbe rivelarsi “un jolly”, per comunicare ai propri clienti che l’azienda è orientata  alla continua  e costante innovazione olfattiva. Appurato ciò, risulterà più semplice decidere quanto costa registrare un marchio, vale a dire dove andare a tutelare in concreto il relativo brand. Il nostro Studio specializzato ringrazia per aver avuto modo di partecipare alla realizzare di questo progetto, augurando che lo stesso possa incontrare i favori del pubblico nel presente e nel futuro.

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