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I contratti firmati dai fashion designer per i propri brand

Diversi fashion designer ci contattano per sottoporci il possibile business della cessione e/o licenza del proprio brand. Vediamo di esaminarne le principali implicazioni d’interesse:

Perché gli investitori contattano i giovani fashion designer?

Una delle modalità più in voga tra gli investitori del settore fashion, è quella di “puntare” sui giovani astri nascenti e sui loro brand di moda. Infatti, i giovani designer, soprattutto quelli alle prime armi, non dispongono di capitali sufficienti per registrare un marchio. Di conseguenza, notato il loro talento ed ideato il possibile mercato di sbocco degli articoli di moda, agli investitori non resta altro che far sottoscrivere un apposito contratto di cessione e/o di licenza del brand d’interesse.

In cosa consiste esattamente questo business?

La prospettiva di ricevere dei capitali freschi che permettano di far partire il proprio progetto imprenditoriale, risulta sempre allettante per i giovani designers, sebbene ciò implichi che si debba previamente sempre registrare marchio. Infatti, l’investitore sostanzialmente acquista il brand, per assicurarsi l’esclusiva sul mercato/i d’interesse, certo che il ritorno dell’investimento possa risultare più rapido e soddisfacente possibile. L’accordo contrattuale si basa sostanzialmente su questo scambio.

Cosa verificare prima di sottoscrivere tali contratti con un investitore?

Approcciarsi all’investitore sempre con il proprio consulente legale risulta oramai imprescindibile, soprattutto per ottenere un equo bilanciamento delle clausole contrattuali, infatti, la cessione di un marchio registrato potrebbe non essere l’unico obiettivo perseguito dall’investitore. Il designer dovrebbe mantenere la propria autonomia decisionale ed operativa, per poter esprimere al meglio il proprio talento artistico e seguire le proprie fonti d’ispirazione. La durata di questi contratti è un altro fattore discriminate, che andrebbe valutato con estrema attenzione e cautela, prima di decidere di sottoscrivere questo tipo di contrattualistica.

In quali Paesi firmare questi contratti?

Altra questione decisiva è quella di comprendere anticipatamente in quanti diversi Paesi si dovrà sottoscrivere tali accordi con l’investitore, visto che tale decisione risulterà decisiva per conoscere quanto costa registrare un marchio. E’ cosa nota che i trend attuali si concentrano nei vari Paesi del sud-est asiatico, dove gli investitori puntano in modo significativo, visto il crescente benessere economico in via di sviluppo.  Tale prospettiva dovrà essere sfruttata dai giovani designers per farsi conoscere su quei mercati, dove certamente non riuscirebbero ad arrivare senza dei capitali adeguati e senza una solida organizzazione alle spalle.  Ciò non toglie, che tale “trampolino di lancio” dovrà servire per maturare e, poi, consolidare un’esperienza imprenditoriale significativa per tali designers, per consentire loro di sviluppare nel prossimo futuro il proprio progetto imprenditoriale.

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Nuove Frontiere Della Contraffazione

Ci ha recentemente contattato il nucleo anticontraffazione della Guardia di Finanza di Roma, sottoponendoci una questione molto interessante da un punto di vista professionale. La fattispecie riguarda la contraffazione di alcuni souvenir, riproducenti monumenti famosi, la bandiera nazionale ed altri simboli d’interesse pubblico.

Una società cinese registrava alcuni design multipli, evitando così di registrare un marchio, al fine di evitare qualsivoglia obiezione dal parte del MISE. Ottenuta così la registrazione, poneva sul mercato oggettistica/souvenir, riproducente musei d’interesse storico-culturale con reputazione mondiale. A nostro avviso, l’utilizzo del design multiplo era stato in parte distorto, infatti, ci si era serviti di tale strumento legale per ricomprenderci anche l’immagine di noti siti culturali e monumenti, facendo così in modo che la tutela legale del contenente ricomprendesse anche quella del contenuto.

Successivamente, un secondo commerciante cinese riproduceva integralmente i souvenir del primo commerciante cinese, determinando un provvedimento di sequestro, dietro presentazione di un’apposita istanza da parte dell’avvocato del primo commerciante cinese. La questione risultava piuttosto dibattuta, visto che il design multiplo non è connotato dalla stessa efficacia giuridica che contraddistingue il marchio registrato.  Di conseguenza, in mancanza di un orientamento giurisprudenziale sulla questione occorsa, ci si è dovuti arrovellare su quale direzione intraprendere, visto che l’indirizzo che si sarebbe seguito, avrebbe poi potuto costituire, a tutti gli effetti, una linea guida per i casi similari futuri.

Al momento, la questione è sotto l’esame del P.M. competente, del quale vi daremo conto, una volta che avremo avuto notizia sull’esito del procedimento. Nell’attesa possiamo fare alcune valutazioni sul caso in esame. Constatiamo innanzitutto, che l’orientamento del Ministero risulta essere più flessibile, quando si tratta di design multiplo, rispetto alla registrazione di un marchio, dove presumibilmente la richiesta di registrazione sarebbe stata respinta, per violazione del requisito di liceità, ex art.33-bis del Codice della Proprietà industriale. Infatti, i simboli d’interesse nazionale (la bandiera, il vaticano ecc.), rappresentati all’interno del souvenir, vengono considerati come elementi di design, quindi, verrebbero legittimati in una tutela privatistica.

In ogni modo, il primo commerciante cinese, beneficiano di un titolo di proprietà industriale, rilasciato dal Ministero, ha il pieno diritto di continuare a commercializzare i propri souvenir e, al tempo stesso, potrebbe anche presentare istanza di sequestro nei confronti di tutti coloro che distribuiscono sul mercato dei prodotti identici. Il discorso sarebbe diverso, qualora un secondo commerciante, nella vendita dei propri souvenir, s’ispirasse solamente a quelli tutelati dal primo commerciante con il design multiplo, apportando una sufficiente personalizzazione agli stessi. In tale ipotesi, tale secondo commerciante eviterebbe sequestri e quant’altro, visto e  considerato che il design multiplo, a differenza di quanto accade con la registrazione marchio, beneficia di una tutela decisamente blanda e limitata, per la serie “una variante sul tema” dei suddetti souvenir sarebbe senza dubbio accettata e legittima.

Il nostro Studio fornirà a tutti coloro che fossero interessati a conoscere l’esito del procedimento, un debito aggiornamento, visto e considerato che si potrebbe aprire un nuovo fronte per quanto concerne la contraffazione dei simboli d’interesse nazionale.

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Il brand dell’eccellenza dell’olio italiano

Negli articoli che pubblichiamo quotidianamente sul nostro blog, non poteva certamente mancare una delle eccellenze italiane, ossia l’olio extravergine d’oliva. E’ sempre un piacere avere l’opportunità di conoscere uno dei prodotti alimentari più ricercati ed apprezzati a livello mondiale, quindi, registrare un marchio d’eccellenza del Made in Italy è sempre un motivo di orgoglio professionale.

Come nasce il progetto del nostro Cliente?

L’antico incontra il moderno, ossia i prodotti genuini e selezionati del territorio, in questo caso la Puglia, vengono promossi attraverso i più noti e moderni canali digitali di comunicazione e di vendita, vale a dire Amazon, E-commerce, i social media ecc. Infatti, oramai non è più possibile prescindere dagli stessi, sia per incrementare al massimo le vendite, sia per promuovere in maniera capillare l’Eccellenza alimentare, sia per ottimizzare i costi promo-pubblicitari nel lungo periodo. Ecco che anche il marchio registrato diventa strumento del quale non si più fare a meno perchè certifica, tutela e promuove tale eccellenza a livello nazionale ed internazionale. Adottando tutti i suddetti strumenti, legali e digitali, l’Eccellenza risulta salvaguardata e letteralmente “blindata”.

Amazon ed il brand tutelato

Oramai tutti i nostri clienti sanno che, per poter “piazzare” il proprio prodotto su Amazon, bisogna presentare ed inviare il certificato che attesta la registrazione marchio, ossia in mancanza del suddetto non sarà possibile dar vita al commercio elettronico. Tale forma di garanzia richiesta da Amazon tutela sia i potenziali consumatori dall’esclusività della provenienza imprenditoriale del prodotto sia tutti coloro che hanno già registrato il proprio brand per prodotti similari nel medesimo segmento di mercato, al fine di evitare episodi di plagio e/o di contraffazione. Di conseguenza, se si vuole commercializzare online il proprio prodotto, bisogna previamente tutelare in esclusiva il proprio brand.

Quale strategia adottare per tutelare la propria eccellenza alimentare?

Vista la presenza del proprio prodotto su Amazon e, vista la presenza di un E-commerce, suggeriamo di valutare direttamente di registrare un marchio comunitario, evitando il marchio nazionale, che risulterebbe riduttivo e costringerebbe poi ad estenderlo nell’Unione Europea, con inevitabili maggiorazioni di costi e di investimenti aggiuntivi. Segnaliamo che, nel caso del quale ci siamo occupati, il brand scelto per l’olio di extravergine d’oliva presentava elementi riconducibile ad un grosso competitor internazionale, ecco perchè abbiamo suggerito di aggiungere il cognome dell’ideatore del progetto, sia per personalizzare al massimo il brand per quel target di consumatori che scelgono solo un certo tipo di alimentazione genuina sia per sottolineare il collegamento con il territorio. La scelta di personalizzare il brand è piaciuta sia la nostro cliente sia alla clientela di riferimento che ha apprezzato poter conoscere con esattezza la fonte d’approvvigionamento delle materie prime. 

Conclusioni

Non nascondiamo che a conclusione dell’attività professionale ci siamo lasciati tentare dall’ordinare  l’olio di extravergine d’oliva, sia per apprezzarne i profumi, l’aroma e sia per la degustazione vera e propria. Ovviamente il nostro Studio specializzato sarà lieto di far conoscere tale eccellenza alimentare a tutti coloro che ne volessero far richiesta. In take ipotesi, saremo lieti di fornire il sito di e-commerce di riferimento per visionare il prodotto ed, eventualmente, procedere poi con l’ordine.

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L’istituto Dove Nascono Gli Stilisti Famosi

Uno dei progetti più impegnativi che abbiamo avuto il piacere e l’onore di seguire è certamente quello della tutela del brand di un noto Istituto di Moda, noto da molti anni a livello internazionale. Vista l’ampia diffusione geografica di cui gode tale Istituto, è risultato certamente arduo riuscire a registrare un marchio nei vari Paesi interessati.

Qual è la mission dell’Istituto?

Una nuova metodologia d’apprendimento e di formazione professionale, altamente specialistica, che consente un mirato apprendimento delle tecniche sartoriali di moda a tutti i partecipanti. Dei corsi full-time, intensivi, sia in aula sia presso aziende di moda, permette di conseguire una formazione permanente, trampolino di lancio per la successiva attività professionale nel segmento di mercato. Il brand che contraddistingue tale Istituto coincide con il cognome del fondatore, quindi, la registrazione di un marchio patronimico possiede senza dubbio dalle peculiarità da tenere in previa considerazione.

Quali le difficoltà incontrate per tutelare questo brand?

Visto che il marchio è costituito da poche lettere, si sono riscontrate delle anteriorità ostative in alcuni Paesi, come in India, nella Federazione Russa ecc., visto e considerato che oltre all’attività di formazione, l’Istituto si occupa anche delle relative pubblicazioni, riviste ecc. Di conseguenza, registrare marchio ha dovuto superare alcune azioni ufficiali, emesse dai locali Uffici Marchi, vista la presenza di cognomi simili che, quantomeno, tutelano dei segmenti di mercati simili a quello del core-business del nostro assistito. Quindi, si è reso necessario, da un punto di vista tecnico-legale, valutare degli accordi di coesistenza con i titolari dei marchi anteriori, effettuare delle limitazioni merceologiche, oltre a verificare che alcune delle anteriorità risultavano non rinnovate, quindi, non più ostative.

Un caso particolare che abbiamo dovuto affrontare

Un capitolo a parte lo merita il Messico, dove l’attività è risultata complessa e dove si è dovuto pazientare non poco, prima di poter procedere con la registrazione marchio. Infatti, il partner locale del nostro assistito aveva provveduto anni orsono a tutelare il brand per proprio conto, del quale ne beneficiava come se fosse di sua esclusiva titolarità. Constatata la criticità, abbiamo collaborato alla cessione e, poi, successiva trascrizione del brand alla “casa madre”. Tale attività che ha comportato una certa attesa, visto le lungaggini ministeriale del locale Ufficio Marchi, ha poi consentito di provvedere al deposito delle brand attualmente in uso, senza il rischio di ricevere delle obiezioni/contestazioni che avrebbero potuto invalidare il brand.

Cosa significa avere un brand mondiale?

Innanzitutto un’attenta previsione dei costi, ossia di quanto costa registrare un marchio, trattasi pur sempre di un investimento, quindi, i costi/benefici devono risultare nel corso degli anni un valore su base crescente. Secondariamente, bisogna selezionare con cura i singoli Paesi strategici, visto che la contraffazione è sempre “dietro l’angolo” e bisogna poi sottoscrivere degli appositi accordi di partnership con i referenti locali, per evitare sgradite sorprese. Infine, un attento monitoraggio ed un’attività di intelligence su quello che accade concretamente sul mercato d’interesse e nei database dei marchi, per prevenire possibili criticità e/o contenziosi che potrebbero rivelarsi onerosi e di difficile risoluzione.

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Anche il packaging può diventare un marchio registrato

Chi l’ha detto che solo i prodotti o i servizi sono l’oggetto di tutela di un marchio? Anche la confezione o l’ormai noto packaging può diventare l’attrazione centrale del produttore e, quindi del consumatore finale, vediamo come.

Il packaging ha una funzione comunicativa?

Uno dei nostri clienti ha deciso di ideare una confezione, con il relativo marchio registrato, per creare una sorta di network tra esercizi commerciali convenzionati, operanti nell’ambito del food & beverage, che potessero contribuire ad un progetto di promozione e valorizzazione del territorio locale. In buona sostanza, una quota parte del costo di questa confezione, distribuita presso molti ristoranti, enoteche, locali di intrattenimento vari, viene incamerato per finanziare un’agenzia di promozione turistica che promuove la diffusione del territorio al grande pubblico, nazionale ed estero. Ecco che il packaging diviene uno strumento comunicativo, che promuove il progetto di comunicazione turistica, coloro che aderiscono a tale progetto acquistano il packaging indipendentemente al suo contenuto.

Quali peculiarità rispetto ad un marchio di prodotto o di servizio?

Indubbiamente bisogna conoscere nel dettaglio la classificazione internazionale di Nizza, per evitare disguidi o fraintendimenti, con il rischio di ritrovarsi con un marchio inutile. Registrare un marchio per il packaging significa mettere in evidenza gli elementi figurativi presenti sulla confezione, oltre a quelli denominativi. Per non limitarci ad un solo design specifico, che potrebbe magari mutare nel corso degli anni, si è preferito “puntare” sul brand, che garantisce una maggior efficacia legale, una maggior durata temporale e che ha una maggior duttilità, visto che può contraddistinguere svariate confezioni. Di conseguenza, la scelta ponderata, e non casuale, si è rivelata la pià adatta per questo specifico progetto di tutela legale.

Le caratteristiche del packaging

Con uno scatolificio locale si sono ricercati, selezionati ed individuati materiali eco-sostenibili, biodegradabili, oltre a “puntare” su un design personalizzato per i vari e singoli prodotti del food & beverage, che sono oggetto di confezionamento. Di conseguenza, viste le specifiche peculiarità del progetto, si è dovuto ottimizzare anche il quanto costa registrare un marchio, per evitare un dispendioso esborso economico per il produttore investitore. Il brand, vista la lunga durata temporale e, visto l’ampio spettro di confezioni che può tutelare al tempo stesso, si è rivelato lo strumento legale vincente nel caso di specie. Infatti, sarebbe stato impensabile ed anti-economico tutelare con dei design multipli tutte le singole varianti della confezione nel corso degli anni avvenire. Il consulente legale, infatti, non deve pensare solo al proprio tornaconto personale, ma deve calarsi nel progetto e rivestire un ruolo di “agevolatore”, per contribuire alla pina riuscita del progetto imprenditoriale.

Considerazioni finali

Si ringrazia l’imprenditore locale che ci ha dato modo di contribuire, nel nostro piccolo, a tale iniziativa di promozione turistica del territorio, flagellata da eventi sismici nel corso degli anni scorsi. La registrazione marchio potrà certamente contribuire a “calamitare” vari utenti, nell’aspettativa che possa contribuire a rilanciare l’economia locale, già provata dai suddetti eventi. Il nostro Studio specializzato resta disponibile a fornire tutte le informazioni utili a coloro che vogliano conoscere il progetto intrapreso dal nostro cliente, per promuovere le iniziative ed eventi organizzati nel territorio locale.

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Una Comunità religiosa può avere il suo brand?

Una delle esperienze professionali certamente più insolite ma, al tempo stesso, stimolanti, è stata certamente quella del tutela del brand di una comunità religiosa nel centro Italia. Registrare un marchio per un ente morale, legittimamente riconosciuto dalla Prefettura, si è concretizzata un paio di anni fa orsono, sia in ambito nazionale sia in ambito comunitario.

Quali sono state le peculiarità del caso di specie?

Indubbiamente, da un punto di vista tecnico-legale, lo studio e l’esame della simbologia religiosa ha rivestito un aspetto inusuale per la nostra attività, il Codice della Proprietà Industriale, all’art. 10, vieta l’utilizzazione di simboli notoriamente riconosciuti, che rivestono un interesse pubblico. Di conseguenza, la registrazione marchio che presenti tali caratteristiche potrebbe essere irrimediabilmente rifiutata senza appello. Ecco perché è bene previamente condurre tutte le verifiche a cura di esperti della materia, avventurarsi per sentieri inesplorati on è mai una buona scelta, soprattutto se dall’altra parte c’è la burocrazia!

Quali rischi si potrebbero correre?

Il rischio più evidente ed immediato è l’arrivo di una contestazione formale, tramite una lettera di diffida, da parte di enti religiosi, comunità estere ecc., che potrebbero sentirsi offesi dall’indebito ed illegittimo utilizzo di un simbolo riconducibile alla loro religione. Di solito questi enti possiedono degli avvocati agguerriti, quindi, non è consigliabile sottovalutare la questione. Non è infrequente che la questione possa avere anche delle ripercussioni sui mass-media, procurando conseguenze pregiudizievoli per l’immagine e la propria reputazione.  Vista l’estrema delicatezza del caso, il punto nodale non è tanto quanto costa registrare un marchio ma, piuttosto, comprendere se si vada incontro o meno a possibili vertenze giudiziali, utilizzando un simbolo religioso riconducibile a terzi soggetti, più o meno noti.

La nostra esperienza diretta

Nel caso di specie, si siamo cimentati nella registrazione di un marchio comunitario per il suddetto ente morale che vanta un centro spirituale, frequentato da numerosi fedeli che affluiscono da diverse regioni del centro-sud Italia, per partecipare alle celebrazioni liturgiche officiate dai celebranti. Nel corso di queste funzioni, si officiano diversi riti cristiani, sebbene la santa sede abbia una certa ritrosia nel riconoscerli pienamente. Non sappiamo come evolverà tale vertenza nel corso dei prossimi mesi/anni, in ogni modo constatiamo che la comunità è in continua crescita, come pure la risonanza mediatica che la vicenda ha avuto sui principali quotidiani e sulle principali trasmissioni televisive nazionali. La comunità ha in progetto di aprire nuovi centri transnazionali, in ambito comunitario e non solo. Di conseguenza, sarà necessario tutelare il brand religioso anche in tali territori di prevedibile sviluppo.

I nostri suggerimenti pratici

Il nostro Studio consiglia di effettuare un attento e previo esame dei simboli religiosi, aventi rilevanza pubblica nazionale e non solo, per evitare contenziosi legali lunghi e costosi, con pregiudizio sugli organi di stampa. L’esame dei simboli è attività complessa e delicata e necessita di aggiornate banche dati alle quali i soli Studi specializzati sono abbonati. Di conseguenza, affidarsi ad Internet risulta rischioso ed inaffidabile per il proprio progetto di tutela, quindi, invitiamo alla massima cautela. Ovviamente, chiunque fosse interessato ad approfondire il caso di specie, sia per questioni professionali sia per questioni religiose, siamo disponibili a confrontarci e fornire le informazioni che possano avere per Voi una certa rilevanza.

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