marchio registrato

I marchi registrati possono essere usati come parole chiavi?

Fenomeno che si è diffuso nel corso degli anni è quello di utilizzare i marchi notori altrui come fossero delle vere e proprie parole chiavi, in inglese keywords, nel tentativo di far indicizzare le proprie pagine web, scalando così le posizioni su Google. Chiaramente, c’è una sorta di ambiguità di fondo, anche nell’ipotesi in cui la registrazione di un marchio venga, magari, promossa in veste di distributore ufficiale di un noto brand del lusso ecc. In questo modo, risulterà difficile per un qualunque internauta comprendere se ci si trovi di fonte ad uno store ufficiale del brand di proprio gradimento, oppure se si tratta solo di un comparatore di marchi, oppure se si tratta di un uso semplicemente descrittivo di un marchio che, oramai, ha acquisito talmente forza nel linguaggio corrente, da essere considerato, a tutti gli effetti, un sinonimo del prodotto stesso, si potrebbe menzionare, a al proposito i Lewis per indicare comunemente i jeans.

Tutto ciò può considerarsi lecito?

Certamente no, come recita il Codice della proprietà industriale (D. lgs. 30/2005), art. 20 ed art. 21, visto l’evidente rischio di confusione per il marchio registrato che si può ingenerare tra il pubblico di riferimento o interessato a quei prodotti. Infatti, tranne i casi in cui siano stati previamente stipulati degli appositi accordi / contratti che abbiano autorizzato l’uso del marchio con finalità descrittive. Note sentenze della Corte di Giustizia UE, famoso il caso Interflora v. Marks& Spencer (C-323/09), hanno ribadito che, qualora una delle funzioni del marchio venga violata, si può prospettare un’ipotesi di illecito, ad esempio la confusione ingenerata per l’indicazione di provenienza imprenditoriale di uno specifico prodotto.

Come si considera l’so del marchio nelle campagne di Google adwords?

I nostri Giudici, Trib. di Milano, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sent. n. 3280 del 2009 hanno statuito che si prospetta una fattispecie di agganciamento parassitario, indebito accaparramento di clientela, nell’ipotesi in cui la campagna adwords beneficiava ambiguamente del riconoscimento di noti brand aziendali, conosciuti al largo pubblico. Elementi confusori aggiuntivi potevano essere rintracciati anche nel quanto costa registrare un marchio, ossia nell’inserimento di costi e di prezzi che potevano associare i prodotti/servizi reclamizzati grazie alla campagna di adwords condotta dai vari inserzionisti usando il nome dei noti brand del lusso.

Cosa fare qualora si voglia intraprendere una campagna di Google Adwords?

Il nostro Studio specializzato sconsiglia vivamente di avventurarsi per dei terreni che si potrebbero rivelare inesplorato, senza aver previamente valutato tutte le possibili conseguenze giuridiche, soprattutto in presenza di un marchio registrato notorio. La materia, infatti, risulta alquanto complessa ed in continua evoluzione, per le continue sentenze giurisprudenziali emesse dai tribunali competenti. Il rischio concreto, e non puramente teorico è quello di vedersi citati per il risarcimento dei danni arrecati a società famose, corazzate con schiere di professionisti che potrebbero coinvolgerci, nostro malgrado, un lunghe ed estenuanti vertenze legali dall’esito nefasto. Ci sono delle specializzate società di vigilanza che, munito di software evoluti, sono in grado di scovare il benché minimo rischio di confusione/associazione per il brand dei loro Clienti, dei veri e propri servizi di intelligence informatici, estremamente evoluti, in grado di monitorare costantemente il web. In buona sostanza, non può risultare una causa esimente l’aver poi rimosso l’utilizzo della keyword dalla propria campagna adwords. Infatti, l’illecito si ritiene già perfezionato e consumato anche nell’ipotesi in cui dovessimo trovarci di fronte ad una sola singola violazione, così come prevede la normativa. A scanso di equivoci, suggeriamo sempre di assumere previamente tutte le informazioni utili, confrontando i vari pareri dei professionisti specializzati.

Logo-Registrato

Essenza e sfumature del procedimento di registrazione del marchio

Le case d’affari sono le più appassionate nella costruzione del brand, perché senza un brand sarebbe assolutamente impossibile operare in un mercato altamente saturo, un marchio può darvi il tanto agognato chilometraggio.

L’importanza del marchio:

Possedere un marchio significa ottenere la giusta esposizione e godere di uno posto esclusivo nella mente dei vostri clienti. Vi aiuterà anche ad espandere il vostro business al di là della vostra area geografica. Vi consentirà di partecipare a varie fiere e a vari eventi internazionali. In poche parole, costituirà la vostra identità ed il vostro bene immateriale più prezioso.

Tuttavia, si dovrebbe cercare un marchio autentico che significa che si deve procedere verso il marchio registrato. Il procedimento di registrazione può essere molto diverso e, quindi, non sempre standardizzato. Vediamo di scoprire come si dovrebbe procedere con il logo e con la registrazione del marchio.

Comprendere le sfumature del procedimento di registrazione del marchio:

Creare il nome del brand, un marchio ed un logo: la prima cosa da fare è inventare letteralmente un marchio ed un logo. Si tratta di un processo creativo ed, al tempo stesso, analitico, ciò comporta molte riflessioni. Per esempio, il marchio deve parlare del vostro concept di brand. Inoltre, deve essere perfettamente conforme alle norme ed ai regolamenti di un determinato Paese.

Per esempio, nella Federazione Russa i marchi dovrebbero possedere determinati simboli, forme ed elementi. In realtà, ciò viene prefissato ed è per questo che risulta necessario conoscere le norme ed i regolamenti del proprio Paese o regione.

Inoltre, dovete creare un brand ed un nome che dovrebbe essere facile da ricordare per i vostri clienti. E’ importante incaricare un’azienda di branding professionale per fare il lavoro per vostro conto. È necessario dare loro un po’ di tempo per far trovare loro delle nuove idee.

Trovare il giusto sistema per la registrazione:

Prima di scoprire quanto costa registrare un marchio, dovreste conoscere il sistema, perché il brand viene governato dal sistema.

Se si procede negli Stati Uniti, allora si scopre che è possibile registrare logo anche in un locale ufficio di registrazione, per poter operare sul mercato statunitense. Infatti, il sistema di Madrid è il miglior sistema che si può scegliere. Il sistema di Madrid dovrebbe essere la scelta ideale anche se ti trovi in Federazione Russa.

È necessario comprendere che le tempistiche variano da Paese a Paese. Per esempio, se si procede con il marchio registrato in Russia, allora potrebbe essere necessario attendere più di un anno prima di ottenerne la conferma ufficiale. Ciò significa che è necessario conoscere cosa ci si dovrebbe aspettare.

La seconda cosa è che dovrete comprendere l’importanza del procedimento documentale.

Tu, come un novizio, potresti non sapere cosa dover fare, ed proprio in questo momento che è possibile assumere un avvocato, oppure un consulente legale che possa offrirti il relativo servizio specialistico. Loro saprebbero cosa fare in questi casi e quali sono i documenti da dover presentare.

Inoltre, è necessario comportarsi come un paziente anche nella fase di registrazione ed in questo momento che lo studio legale vi aiuterà a trovare l’importo giusto che sia compatibile con il vostro budget di spesa. Ecco un elenco esaustivo di alcuni aspetti che sarebbe necessario conoscere una volta che si abbia deciso di procedere con la registrazione logo.

– Assicuratevi che il vostro logo sia conforme alle leggi ed ai regolamenti nazionali;

– Assicuratevi di eseguire una ricerca nei database, per verificare la disponibilità del vostro marchio e del vostro logo per la registrazione;

– Scoprite tutti i documenti ed il corrispettivo che viene richiesto;

– Assicuratevi di trovare i migliori avvocati per farvi assistere nel procedimento. Infatti, è consigliabile trovare dei fornitori di servizi specializzati durante il procedimento di registrazione, costoro operano sul mercato globale e si possono trovare consultando i vari website online.

Prepararsi allo scenario peggiore

Per esempio, se avete registrato il vostro marchio in Federazione russa ed avete esportato delle merci in altri Paesi con il vostro marchio, potreste poi scoprire che in quel Paese opera un’altra azienda che usa lo stesso identico marchio e che opera anche nello stesso segmento di business, a questo punto è prevedibile che potreste ritrovarvi a finanziare la contesa del brand.

Quindi, assicuratevi che se vi doveste ritrovare in quella situazione, allora dovreste assumere uno studio legale che si occupi di questa vertenza. Infatti, dovreste scoprire quanto costa registrare un marchio internazionale per il commercio transfrontaliero, se volete evitare di ritrovarvi in sgradevoli situazioni. Quindi, assicuratevi di comprendere a pieno il procedimento per trovare il miglior approccio possibile.

Quanto vale il brand?

Un brand esprime il riconoscimento conseguito dai consumatori ed i valori espressi sul mercato, oltre al posizionamento di una società nel proprio segmento di mercato.

Poter disporre di un marchio registrato significa poter sempre contare su un certo numero di clienti disposti a versare un premium price durante la vendita ed acquisirne sempre dei nuovi con un investimento economico inferiore.

Da dove deriva l’idea del differenziare un brand?

Può risultare interessante sapere che il primo esempio di differenziazione di un brand è riconducibile a Frank Perdue, fondatore della Perdue Farm, rivenditore delle carni di pollame negli Stati Uniti. Fino ad allora, i consumatori americani non erano in grado di percepire le differenze esistenti dei vari tagli delle carni provenienti dai vari rivenditori. In buona sostanza, il concetto di “marca di pollo” risultava fimo ad allora letteralmente sconosciuto, a Perdue si deve il celebre motto: “Se riesci a differenziare un pollo morto, puoi differenziare qualsiasi cosa”, ecco perché si cominciò a capire che registrare un marchio poteva avere un valore aggiunto sia nelle vendite sia nell’ acquisizione dei potenziali clienti.

Che cos’è la forza del brand?

Il reale valore economico che viene espresso da un brand, in gergo “gli attributi”, viene associato alla sua identità, mentre nel mondo della finanza, la cosiddetta brand equity o valore finanziario, esprime la caratteristica del patrimonio aziendale.

Molti clienti ci contattano chiedendoci di scovare un venditore/acquirente che risulti interessato al loro brand. Di conseguenza, parametri contabili-economici risultano indispensabili per comprendere quanto costa registrare un marchio e quale possa essere il loro concreto valore sul mercato.

I fatturati legati all’uso o alla licenza a 360° di quel brand (il naming, pay-off, logo, layout, colore ecc.) sono dei parametri oggettivi di valutazione per una specifica categoria di prodotti. I più noti ed utilizzati sistemi di valutazione del valore attribuibile ad un brand sono quelli dell’agenzia Young & Rubicam, della Interbrand, della David Aaker ecc.

Ci sono delle variabili economiche che incidono sul valore?

La risposta è affermativa. Infatti, il posizionamento acquisito sul mercato dalla singola società, la notorietà consolidata, come pure la quota di mercato, il prezzo medio di vendita rispetto ai competitors e la capillarità territoriale della copertura distributiva giocano un ruolo significativo e specifico per il marchio registrato.

Ma quali sono, in concreto, le regole per creare un marchio efficace?
  • Le modifiche delle dimensioni e della rappresentazione del marchio e del logo non devono mai ripercuotersi sull’identità, sulla riconoscibilità da parte dei consumatori che, altrimenti, potrebbero essere fuorviati; il restyling è ammesso per rispondere alle nuove esigenze di comunicazione per i clienti e alla nuova percezione, ad esempio quella digitale, dei propri prodotti/servizi;

  • E’ possibile inserire un pay-off, che non intacchi il concept del marchio e del logo, che non lo snaturi, mai sostituire il pay-off con il marchio vero e proprio, si rischia che i consumatori possano percepire che siano intercambiabili, quindi, il marchio subirebbe il fenomeno della “diluizione”, ossia la perdita dell’intrinseca forza e capacità distintiva;

  • registrare un marchio sempre in bianco e nero, che consenta l’interscambio cromatico nelle diverse situazioni, per non turbare i costumi, la morale corrente del singolo Paese dove lo si utilizza, per non confliggere con la cultura locale;

  • Non si deve cadere nella tentazione di associare il concetto di “facile leggibilità “del marchio con l’omologazione/standardizzazione grafica, si perderebbe il proprio valore aggiunto. 

Perché fare branding?

La riposta è che non c’è alcun valido motivo per non farlo, magari trincerandosi dietro alla risposta che possedere un brand non è obbligatorio per la propria attività, come ci sentiamo rispondere tutti i giorni da alcuni dei clienti che ci contattano. Infatti, se si vuole emergere dall’anonimato commerciale in cui si versa e, quindi, se si vuole abbandonare lo stato di persistente oblio in cui siamo circondati, non è consigliabile porre sempre a giustificazione la classica domanda: “Si, ma quanto costa registrare un marchio?”, come se si trattasse di un ostacolo insuperabile ed insormontabile. Oggi come oggi esistono diverse soluzioni praticabili, Internet è una di queste, che possono consentirci di superare gli ostacoli, spesso e  volentieri sono dei limiti personali, più che economici.

La-procedura-per-registare-un-marchio

La licenza del marchio registrato

Non tutti sanno che il marchio può essere anche economicamente sfruttato cedendolo a terzi soggetti, che vorranno associarlo al proprio business visto che, magari, non possiedono un proprio marchio unanimemente riconosciuto nel proprio segmento di mercato. Ecco perché il marchio registrato potrà essere oggetto di un apposto contratto di licenza, da redigersi in maniera accurata e dettagliata.

Quali cause deve contenere un contratto di licenza?
  • le parti in causa;
  • le premesse e l’oggetto del contratto;
  • il territorio di riferimento;
  • il corrispettivo da versare o anche chiamato royalty;
  • gli obblighi delle parti in causa;
  • la durata del contratto;
  • le cause di risoluzione;
  • eventuale penale;
  • la legittimazione attiva nelle iniziative di contrasto alla contraffazione;
  • legge applicabile, spese e risoluzione delle controversie (arbitro, foro competente).

Ovviamente, ogni singolo e specifico contratto di licenza che riguardi la registrazione marchio andrà personalizzato ad hoc da un professionista specializzato, risulta impensabile pensare di poterlo scaricare da Google, come alcuni nostri clienti ci confidano, dopo averci contattato. Il rischio è quello di “non coprire” gli ambiti d’effettivo interesse, restare, quindi, c’è il rischio di restare “scoperti”, per possibili situazioni impreviste o imprevedibili che dovessero presentarsi, sull’assunto che avendo già sottoscritto un apposito contratto possiamo ritenersi tranquilli e sereni.

Come bisogna muoversi?

Anche in tale ipotesi, il suggerimento è quello di non limitarsi a decidere solamente in base alla consueta e classica domanda quanto costa registrare un marchio e, quindi, avendo già investito in precedenza per il marchio, perché dovrei investire ora anche per un contratto di licenza? Ebbene, il marchio non è una spilla che si aggancia al bavero di una camicia, per la serie resta ferma lì e non si muove finchè noi non decidiamo di sganciarla, ma si tratta di un bene immateriale che circola e, quindi, necessita di essere salvaguardato al meglio.

Evitare, quindi, senza ombra di dubbio il Fai-da-te su Internet, il rischio di restare intrappolati in clausole e vincoli giuridici che potrebbero penalizzarci irrimediabilmente per il nostro business per un lungo periodo.

Evitare di rivolgersi a dei professionisti non specializzati, che non trattino la materia, il rischio, infatti, sarebbe quello di ottenere una copertura completa dei propri diritti d’esclusiva.

Conviene dare in licenza il proprio marchio?

Le tasse da versare al Fisco sono contenute, oltre al fatto che si ci potrebbe ricavare una rendita costante nel corso degli anni. Già questi vantaggi potrebbero risultare sufficiente a rispondere al quesito posto.  Ovviamente, il marchio registrato non è il solo presupposto concreto per valutare l’opportunità di concedere o meno la licenza  sul proprio marchio.  Indubbiamente, il marchio dovrebbe aver già acquisito una certa nomea, un certo riconoscimento sul proprio segmento d mercato, per la serie dovrebbe risultare attraente ed appetibile per i terzi soggetti valutare di associare la propria produzione al brand di qualcun altro.  Di conseguenza, qualora non si benefici ancora di tale riconoscimento ed accreditamento nei confronti dei terzi, suggeriamo di aspettare prima di valutare quest’opportunità commerciale della quale potremmo beneficiare in seguito.

In un prossimo articolo, approfondiremo anche le questioni fiscali riconducibili alla licenza, per consentire a tutti coloro che volessero beneficiare di questo strumento legale, di poter disporre di un quadro completo di analisi e valutazione.

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Il marchio: aspetti operativi e contabili

Le nostri fonti normative, in primis l’art. 2424 del codice civile, considerano il marchio come un bene immateriale che, unitamente ai diritti di brevetto, ai diritti di concessione industriali e di utilizzazione delle opere dell’ingegno, alle concessioni e all’avviamento, dovranno essere indicati nell’apposita voce B.I.4, presente nell’attivo dello stato patrimoniale.

La rilevazione contabile del marchio registrato denota la modalità in cui il bene immateriale è entrato a far parte del patrimonio aziendale. Non ci sono dei limiti derivanti, qualora la proprietà del marchio sia stata acquisita da altre aziende, piuttosto che prodotta internamente oppure sia il frutto di un contratto di licenza stipulata con l’azienda che ne detiene ancora la titolarità.

I metodi di acquisizione interna del marchio

Nell’ipotesi in cui la registrazione di un marchio sia stata frutto degli investimenti interna, si dovranno escludere i seguenti costi che non potranno, quindi, essere capitalizzati:

  • la ricerca e lo sviluppo del prodotto;
  • l’avviamento della produzione;
  • l’eventuale pubblicità del prodotto.

Alla luce di ciò, i costi capitalizzabili vanno considerati esclusivamente in senso restrittivo e si riconducono ai soli costi diretti interni e quelli esterni, sostenuti per l’ideazione e la realizzazione del marchio. La voce contabile d’interesse evidenzia le immobilizzazioni immateriali in corso d’opera fino al momento in cui non sia stato completato il procedimento dell’intangibile, con la progressiva rilevazione nel conto economico dei costi sostenuti, con successiva capitalizzazione degli stessi.

In particolare, il quanto costa registrare un marchio, evidenziato nel conto economico sotto la voce di riferimento, sarà capitalizzato con la voce contabile A4 del conto economico: “incrementi di immobilizzazioni per lavori interni”.

Acquisizione contabile del marchio proveniente da terzi soggetti

Terminata la realizzazione interna del marchio registrato, i costi capitalizzati tra le immobilizzazioni in corso verranno poi inseriti contabilmente nella voce B.I.4 dell’attivo dello stato patrimoniale, voce che evidenzia il costo del marchio eventualmente acquisito da terzi soggetti. Qualora con un contratto di licenza  si utilizzi la titolarità di un marchio altrui, l’inserimento contabile sarà diverso in base alla tipologia del corrispettivo: canone (royalties) o importo una tantum. Nel primo caso, il corrispettivo affluirà nel conto economico correlandosi, secondo competenza, alle vendite; nel secondo caso, invece, visto che ci trova di fronte ad un costo relativo a più esercizi, si dovrà provvedere ad una sua opportuna ripartizione, previa patrimonializzazione. In seguito, si iscrivono nel conto economico le quote di ammortamento così calcolate, sotto l’apposita voce B.10.a): Ammortamento delle immobilizzazioni immateriali; mentre il relativo fondo di ammortamento andrà a decurtare direttamente il valore originario del bene e deve essere indicato nella nota integrativa. Eventuali svalutazioni che rettificheranno direttamente il valore del marchio ai sensi dell’ art. 2426, comma 1, n. 3, del codice civile, dovranno essere iscritte nel conto economico nella voce B.10.c) ed indicate in nota integrativa.

La valutazione civilistica del marchio

Seguendo le statuizioni dell’art. 2426 del codice civile, tale valutazione deve essere operata al costo d’acquisto o di realizzazione, rettificato annualmente dal relativo ammortamento, in linea con la vita utile del marchio. Quindi, l’ammortamento è collegato al periodo di realizzazione e commercializzazione in esclusiva del core-business e, se non prevedibile, non eccede una durata ventennale (si veda OIC n. 24). In buona sostanza, si considera il minore valore tra quello legato all’utilizzo economico del bene e quello della restante durata d’uso, ad esempio, fissata nel contratto di licenza.

Il quanto costa registrare un marchio sarà dipeso dall’investimento sostenuto per l’acquisto (o la creazione) del marchio, maggiorato dalle eventuali spese aggiuntive. Trattasi, in buona sostanza, dei costi spesi fino a quando l’intangible asset sarà pronto per l’utilizzo. Tra le spese aggiuntive devono includersi anche gli oneri finanziari dovuti, specificamente, per i capitali presi a prestito. A tal proposito, recenti disposizioni fiscali hanno introdotto limiti per la deducibilità degli interessi passivi. Il costo per la registrazione di un marchio, inclusivo dell’interesse, non deve andare oltre il valore recuperabile con il suo utilizzo. Infatti, la capitalizzazione degli oneri finanziari non costituisce un mezzo per differire le perdite. Nell’ipotesi in cui il valore decresca in modo permanente, si dovrà necessariamente procedere con una sua svalutazione.

registrare-marchio

Registra il tuo marchio per partecipare alla fiera del BIT

Se sei entrato nel settore turistico e dei viaggi, allora dovresti partecipare alla fiera del BIT – International Travel Exhibition. Questa congregazione ha portato il settore ad una situazione di stallo negli ultimi 30 anni. Quest’evento è stato appositamente progettato per la comunicazione aziendale B2B. Tuttavia, prima di partecipare, è necessario conoscere i vantaggi di questa fiera.

Vantaggi del BIT – Salone Internazionale del Turismo:

Questo evento consente alle case d’affari e ai leader del settore turistico di attrarre partner commerciali e rafforzare le relazioni commerciali in essere. Li aiuta anche a presentare la loro idea del brand e a migliorare la consapevolezza del marchio, la fiera aiuta le aziende a trovare nuovi canali di distribuzione. Inoltre, le aziende possono partecipare a corsi di formazione e ai seminari, anche i blogger sono autorizzati a partecipare. In poche parole, vi consentirebbe di fare più affari.

Tuttavia, ci si dovrebbe presentare come una società registrata. Ciò significa che devi possedere un marchio registrato, prima di partecipare all’evento.

Statistiche e presenze al BIT – Salone Internazionale del Turismo:

Nell’anno 2019, la manifestazione ha visto la partecipazione di oltre 1.300 espositori. Durante i tre giorni della manifestazione ha attirato più di 40.000 visitatori. Più di 1.400 buyers erano presenti all’evento e più di 140 conferenze hanno attirato più di 7.000 persone. È interessante anche notare che più di 700.000 persone hanno partecipato online.

Indubbiamente, ciò indica che con questo evento avete delle buone possibilità di raggiungere i potenziali partner commerciali ed i clienti. Questo significa che devi procedere con la registrazione marchio per mostrare il tuo brand in occasione di questo evento.

Il meglio della creatività:

BIT – il Salone Internazionale del Turismo ha avuto quattro spazi tematici che includono il Bit of Taste, uno spazio speciale creato per l’enoturismo ed il turismo culturale con tutta una serie di eventi come il cooking show con dei famosi chef, delle degustazioni, delle presentazioni e molto altro ancora.

La seconda area che potrebbe piacerti è I Love Wedding. Quest’area è stata progettata per trovare le destinazioni esotiche ed i luoghi bellissimi per la luna di miele.

C’erano anche il Bit4Job ed il BeTech che sono stati progettati per il reclutamento e le opportunità di carriera nel settore del turismo e per gli operatori digitali che fanno il networking ed il business su un’unica piattaforma. Le aree tematiche sono state progettate per mostrare l’essenza dell’obiettivo principale di ogni singolo segmento di business. Questo significa che bisogna essere creativi, ma per questo è necessario registrare un logo.

Attrazioni speciali ed offerte speciali:

Dal momento che Milano è storicamente considerata una delle mete turistiche di richiamo, l’evento è stato un successo. Inoltre, sono state preparate delle offerte speciali per i compratori, tra cui biglietti aerei e pernottamenti. Se sei un acquirente, allora dovresti ricevere queste offerte, che si possono trovare sul sito web.

Come ci si dovrebbe avvicinare?

La prima cosa da fare è prenotare uno stand espositivo, ciò si può fare visitando il sito web. Tuttavia, è necessario assicurarsi di creare uno stand che attiri l’attenzione. La cosa più importante è registrare un logo per questo.

Assicurarsi di progettare lo stand in base al tema che si vuole comunicare. Il colore, lo stile dovrebbe essere in linea con lo scopo tematico del vostro segmento di business. Assicuratevi di assumere un’agenzia che sia creativa per costruire il vostro stand. Dal momento che questo costituirebbe il vostro primo punto di contatto con i buyers, si dovrebbe prestare particolare attenzione allo stand.

Assicurati di registrare marchio perché non puoi partecipare senza avere il tuo brand registrato per il commercio intenzionale, il che significa che devi registrare il logo ed il marchio prima di iniziare la campagna di promozione.

A questo punto, dovresti considerare la possibilità di trovare un fornitore di servizi in grado di registrare il tuo logo ed il tuo marchio. Potete certamente trovare degli operatori online che possono eseguire il lavoro per voi. Tuttavia, per questo, è necessario prima cercare un po’, per trovare il miglior fornitore di servizi. Assicurati di scoprire il costo del marchio registrato.

Se siete alla ricerca di modi per migliorare il vostro business, allora si dovrebbe prendere parte all’International Travel Exhibition, questo evento ha delle grandi potenzialità, per quanto riguarda il collegamento commerciale. Quindi, assicuratevi di registrare il vostro logo ed il marchio di fabbrica per presentare il vostro brand. Ciò si dovrebbe fare diligentemente. Tutto quello che dovete fare è trovare il fornitore di servizi che faccia al caso Vostro, che sia in grado di registrare il vostro marchio ed il vostro brand.

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